L’Italia è in Fallimento

Non è un titolo provocatorio, è quanto a dichiarato ilSole24Ore, il 2 agosto.
“Default, la parolina straniera che tanti pronunciano con leggerezza, è considerata generalmente una malattia leggera che prima o poi tutti devono fare, come il morbillo, gli orecchioni o la scarlattina.

Niente di più falso. Il livello di sviluppo di una nazione non si misura solo col PIL o con la tecnologia che è in grado di progettare/produrre, ma anche dalla pace sociale, dalla sicurezza che è in grado di assicurare ai propri cittadini. Non solo in termini di repressione della criminalità, ma in termini di certezza delle istituzioni: la legge, l’ordine, l’assistenza sanitaria, la chiarezza nei rapporti di lavoro, la stabilità dei redditi e l’affidabilità che lo stato è in grado di garantire quando fa una promessa ai suoi cittadini.

Fallire non è solo dire: non sono in grado di pagare i miei debiti, ma anche rinunciare di colpo al livello di sviluppo raggiunto con il lavoro di tante generazioni. In queste ore si parla di tutto: iva sociale, prelievi coatti della tredicesima e di un’altra mensilità per tutti i dipendenti e pensionati, eliminazione dell’assistenza sanitaria diretta, abrogazione dell’articolo 18 per garantire una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, posticipo dell’erogazione dei trattamenti di fine rapporto (le liquidazioni, per intenderci).

Si tratta sicuramente di misure efficaci perché garantiscono gettiti e risparmi immediati, sicuri, quantificabili e una sorta di finanziamento indiretto all’industria tramite la possibilità di poter licenziare in tutta libertà e di poter trattenere le liquidazioni. Altro che le fesserie della riduzione dei costi della politica. Solo l’abolizione delle province e delle comunità montane richiederebbe anni per il trasferimento delle competenze, mentre l’eliminazione dei vitalizi causerebbe una pioggia di ricorsi per la negazione di un diritto acquisito. Ora che i creditori bussano alla porta ci vogliono i denari, non le promesse.

Immaginate quale tipo di nazione ci aspetta dopo l’11-11-11, la data nella quale il Sole 24 Ore ha previsto il fallimento per l’Italia. Stipendi prelevati di forza dallo stato, medicine e visite a pagamento, licenziamenti con una semplice letterina prestampata, una cambiale al posto della liquidazione, rischio di poter perdere la casa perché non si è in grado di pagare il mutuo o il fitto. Praticamente la pace civile abrogata da un giorno all’altro.

Certo, magari a chi legge brucia il sedere perché fino a oggi ha lavorato come un ciuco, paga il mutuo e non ha un euro di debito. Perché si dovrebbe trovare precipitato nel terzo mondo senza aver fatto nulla? Questa domanda ha una risposta semplicissima: perché fino ad oggi si è disinteressato di quello che la politica faceva al suo paese. Ha accettato che un gruppo di potere ristretto detenesse il controllo del suo destino mentre lui guardava Valentino Rossi in tv e si è interessato veramente di Berlusconi solo quando c’era da guardare le fotine della Ruby o della Minetti su internet. Si pecca per opere, ma anche per omissioni.

L’inverno del 2011 inizia ad agosto. Farà tanto freddo che tutti ci ammaleremo d’anarchia.”

Tanoressia: Ossessione per l’Abbronzatura

L’abbronzatura può essere una droga: a sostenerlo sono stati, per primi, alcuni ricercatori americani del Texax nel 2005. Osservando il rapporto ossessivo di alcuni giovani con il sole, dimostrarono che, in presenza di determinati comportamenti, si può sviluppare una vera e propria dipendenza della tintarella, per la quale trovarono anche un nome: tanoressia o sindrome compulsiva da sole. Sulla scia delle osservazioni statunitensi si mossero, due anni fa, anche scienziati italiani, con un sondaggio tra la popolazione che confermò come questa inclinazione sia presente pure nel nostro Paese e rischi di raggiungere nei prossimi anni dimensioni preoccupanti.

L’idea di studiare la diffusione della tanoressia in Italia è partita dall’Irdeg di Ravenna, sulla base di tre osservazioni. La prima è che l’Italia è ancora oggi fanalino di coda europeo nel campo della protezione solare: i nostri connazionali conoscono bene le regole per una corretta esposizione al sole, ma spesso non le applicano di proposito, perchè preferiscono abbronzarsi in fretta e intensamente, anche a rischio di futuri problemi per la propria pelle.

I ricercatori hanno poi riscontrato sulle spiagge nostrane un consumo massiccio di creme e unguenti che promettono un colorito perfetto a tempo record. Il mercato di queste pozioni miracolose ha avuto negli ultimi 20 anni una notevole fioritura.

Il terzo elemento preso in considerazione è stato un dato scientifico: gli studiosi italiani hanno visto che se nel 1989 una persona con pelle chiara che si esponeva al sole senza protezione andava incontro a un’ustione di media entità dopo sei-otto ore, oggi bastano un’ora o due per vedere comparire prurito, rossore, dolore e bolle.

Il termine tanoressia è nato per affinità con l’anoressia, il disturbo alimentare che si manifesta con il rifiuto di mangiare per non aumentare di peso. Come l’anoressico non si vede mai abbastanza magro, chi soffre di sindrome compulsiva da sole non è mai soddisfatto del proprio incarnato e ricerca sempre occasioni per scurirsi di più.

Questo meccanismo è noto come dispercezione corporea: la persona perde la percezione del proprio corpo e si sente sicura solo se è abbronzata. Così per mascherare l’insicurezza e l’insoddisfazione per il proprio fisico, ingigantisce un aspetto di se, nascondendosi dietro di esso per apparire più forte: oltre al colore della pelle, viene enfatizzata la forma fisica, che si traduce in esagerata magrezza pe le donne ed eccessiva massa muscolare negli uomini.

Interrogati dai ricercatori sulla loro mania pe la pelle colorata, i tanoressici hanno rispost di conoscere bene i danni del sole, sia quelli immediati e sia quelli a lungo termine, ma di non riuscire a fare a meno dell’abbronzatura. Questo atteggiamento ha consentito agli scienziati di classificare la tanressia nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi, che si manifestano con ossessioni associate a comportamenti compulsivi.

Le cause non sono ancora chiare. Secondo alcune ipotesi, il problema è la carenza di alcuni mediatori chimici soprattutto seratonina e dopamina, responsabile della sensazione di benessere. E’ noto che in tutti i disturbi ossessivo-compulsivi esiste un’alterazione nel rilascio nel cervello di questi neurotrasmettitori. Nei tanoressici l’esposizione solare è in grado di sopperire a quasta mancanza cona una sorta di antidepressivo, attivando il circuito del piacere. Al sole aumenta il tono dell’umore e cala l’ansia. Una spiegazione può essere nella capacità della luce di stimolare la liberazione di endorfine da parte delle cellule della pelle nell’esposizione al sole.

I Rischi dell’Abbronzatura

I dati riportati di seguito provengono da un’indagine svolta da Astra ricerche per Garnier, che ha messo in evidenza alcuni comportamenti tipici degli italiani nei confronti del sole. Il primo aspetto emerso è che soltanto il 20% ha un atteggiamento sereno: conosce i rischi di un’esagerata e pericolosa esposizione ai raggi Uv, ma sa anche che il sole fa bene alle ossa, stimola il sistema di difesa naturale e modula in senso positivo l’umore. Le contromisure adottate? L’impiego costante di un solare che, insieme ad alcune piccole limitazioni, come l’evitare di esporsi nelle ore più calde e il restare sdraiati per ore e ore, rappresenta la migliore strategia per assicurarsi solo il meglio del sole.

La prudenza non è mai troppa al sole. Secondo la ricerca, la pensa così il 19,7% degli italiani che, pur amandolo, mette in atto una serie di strategie per evitare problemi alla pelle: si espone con gradualità, in particolare i primi giorni, non passa mai ore e ore ad arrostirsi e soprattutto si protegge sempre con un solare.

Scelte sagge alle quali si affiancano però alcuni errori. Il più frequente? Sbagliare il fattore protettivo, che deve essere scelto tenendo conto del proprio tipo di pelle, ma anche delle condizioni di esposizione: più il sole è forte, maggiore deve essere la protezione che si ofre alla pelle.

Sono frequenti anche gli errori di utilizzo del solare: alcune persone lo applicano solo all’inizio della vacanza, altre lo stendono solo una volta al giorno, dimenticandosi che per offrire un’adeguata protezione alla cute sarebbe opportuno rinnovare l’applicazione almeno ogni due ore.

Al di là di come si comportano al sole, che cosa chiedono gli italiani ad un solare? Innanzi tutto una grande efficacia protettiva. Un obiettivo raggiunto grazie alla presenza nelle formule di sistemi filtranti ad ampio spettro e fotostabili, che resistono cioè inalterati per molte ore senza perdere la loro capacità schermate.

Non solo: gli italiani vogliono anche che il solare si prende cura della pelle. Ecco perchè le nuove formulazioni affiancano ai filtri solari complessi antiossidanti, per una decisa azione antietà, e principi attivi nutrienti e restitutivi, come gli oli vegetali, che dissetano la cute dopo l’esposizione garantendo un’abbronzatura uniforme e luminosa. E’ essenziale poi la resistenza: il 58% degli italiani è attento ad acquistare un solare che non perda efficacia a contatto con l’acqua e con la sabbia.

La qualità interessa il 55% degli intervistati che vuole soltanto solari garantiti da marche serie e affidabili. Da qui deriva la sicurezza: il 66% degli italiani esige che un solare sia delicato con la pelle e privo di sostanze potenzialmente irritanti.