Adolescenti di Oggi

Anche se sono circondati dai loro affetti più cari, gli adolescenti di oggi si sentono soli. Hanno paura di affrontare la realtà e tendono a rinchiudersi in loro stessi, in una stanza o all’interno di un gruppo, pur di non fare fronte alle inevitabili sfide che la vita presenta sul percorso di crescita.

Il senso di solitudine si è evoluto in senso negativo. Si è passati da una solitudine costruttiva a una statica e involutiva. In passato i problemi esistenziali degli adolescenti erano generati dalla mancanza di qualcosa. Oggi i ragazzi hanno tutto , ma non riescono a darsi un senso e a sentire la propria sfera emozionale.

Se gli adolescenti di un paio di generazioni fa , pur soffrendo e vivendo intensamente i conflitti, pensavano che un giorno o l’altro avrebbero realizzato i loro sogni , quelli di oggi il futuro non riescono nemmeno a immaginarlo. La disillusione deriva dalla caduta dell’autorità genitoriale, che si è trasformata in permissivismo e lassismo educativo, ma anche dalla difficoltà dei ragazzi a confrontarsi con gli altri e fare esperienze emotive costruttive.

E’ venuta a mancare la capacità da parte degli adulti di assumere un atteggiamento autorevole verso i figli, caratterizzato da empatia, ascolto attivo, definizione di regole e confini.

Grazie ad alcune tecniche particolari si è potuto osservare cosa accade al cervello dei bambini e degli adolescenti in alcune situazioni. Quelli che ricevono regole adeguate e sperimentano l’esperienza della condivisione emotiva, compreso il senso del limite posto dai genitori, hanno più attivi i lobi parietali del cervello, preposti alla produzione di sostanze come la seratonina, la dopamina e l’ossiocina che contribuiscono a una sensazione di benessere psicofisico.

Chi riceve un’educazione ultrapermissiva produce, attraverso i lobi frontali del cervello, il cortisolo, la sostanza dello stress. Occorre che le emozioni, provenienti dalla parte inferiore del cervello, si connettano con la parte superiore della razionalità e del controllo. Per farlo, bisogna che i genitori aiutino i figli a trasformare le pulsioni in emozioni costruttive e gestibili.


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