L’Abito non Fa il Manager

E’ inutile negarlo, l’apparenza può ingannare, ma ciò che indossiamo nella vita di tutti i giorni rispecchia in larga parte il nostro carattere, il nostro modo di essere e ciò in cui crediamo. A dimostrarlo chiaramente è stata una ricerca americana presentata sulla rivista “Personality and social psycology bulletin”.

Nello studio condotto da un team di psicologi dell’università del Texas (Usa), sono state mostrate a un gruppo di volontari una serie di fotografie di persone sconosciute, di cui dovevano valutare alcuni aspetti della loro personalità, tra cui il grado di autostima, la timidezza e il credo religioso, basandosi sulla sola immagine.

Dopo aver chiesto alle persone fotografate di giudicare il proprio carattere in dieci tratti distintivi, i ricercatori hanno messo a confronto i giudizi forniti dagli stessi soggetti con quelli dei volontari che osservavano le fotografie e i risultati hanno messo in evidenza una notevole coincidenza dei giudizi.

Secondo gli autori dello studio, l’aspetto fisico e l’abbigliamento sono in stretta relazione con il carattere di una persona, anche se esistono casi di “mimetismo caratteriale” che possono facilmente fuorviare.

“Ogni uniforme manda un messaggio” ha scritto il New York Times a proposito dell’uscita in felpa di Mark Zuckerberg (fondatore di Facebook) a Wall Street. Nel mondo della finanza, così come nella vita di tutti i giorni, l’abito ha, infatti, una sua importanza nel comunicare agli altri il proprio pensiero, il proprio gusto, il conformismo, il ruolo sociale, persino il credo politico o religioso.

“Un tempo la moda e l’abbigliamento servivano a comunicare agli altri l’adesione a una determinata classe sociale: era un segnale di status, una sorta di etichetta di appartenenza. Oggi invece l’abbigliamento, più che mostrare l’appartenenza a un certo gruppo, è usato per metter in risalto la propria diversità dagli altri, la propria irripetibilità” spiega la dottoressa Esposito.

“Ho indossato la prima cosa che mi è capitata tra le mani”. Tra i numerosi paradossi della moda e del modo di vestire c’è il fatto che, dietro questa affermazione apparentemente modesta, si cela facilmente un’attenzione, al vestiario anche maggiore rispetto alla norma.

“Nessuno è più attento alla moda di chi non la segue” spiega la dottoressa Elena Esposito, docente di Sociologia della comunicazione all’università di Modena e Reggio Emilia. Il solo fatto di non indossare abiti griffati, per esempio, comporta molti vincoli e conseguentemente notevoli attenzioni.

Chi preferisce non acquistare capi di marchi noti fa anche fatica a trovarli perchè i negozi di oggi vendono di solito brand famosi e popolari. Ne sono un chiaro esempio gli adolescenti, apparentemente vestiti in modo “casuale” e in realtà attentissimi ai singoli particolari e ai tratti distintivi del loro abbigliamento.

“Tra gli adolescenti, così come tra molti adulti, vige la regola del careful and careless”, dice l’esperta, ovvero la tendenza di mostrare ostentatamente di non aver badato all’abbigliamento. Come conseguenza, il modo di vestire risulta estremamente vincolante, molto più di qualsiasi tendenza a indossare abiti solo griffati.

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