L’Invecchiamento è Legato allo stile di Vita

La memoria svolge un ruolo determinante all’interno della vita di ogni individuo. L’inevitabile declino cognitivo che accompagna la vecchiaia interviene, però, riducendo le abilità mnestiche dei soggetti anziani. E’ evidente, tuttavia, che, a parità di età, alcuni soggetti anziani appaiono più arzilli e più lucidi rispetto ad altri. A cosa è dovuta questa differenza? Cosa può aiutarci a contrastare gli effetti dell’invecchiamento? Numerose ricerche hanno dimostrato che uno stile di vita sano e attivo, basato su attività che mantengono allenati il corpo e la mente, possa intervenire limitando il deterioramento delle funzioni cognitive.

Diverse ricerche hanno dimostrato come l’adozione di uno stile di vita comprendente un regolare svolgimento di attività fisica e mentale, e una dieta salutare, ricca di frutta, verdura, omega-3 e carboidrati a basso indice glicemico, sia in grado di migliorare le funzioni cognitive (in particolare la memoria) e prevenire la demenza di tipo Alzheimer.

Un recente studio ha indicato l’acido folico come supplemento utile per gli anziani al fine di rallentare il declino delle funzioni cognitive e la perdita di udito tipici della terza età. I soggetti trattati con acido folico hanno ottenuto prestazioni migliori risultando più giovani di 4,7 anni nei test di memoria.

I risultati di un recente studio americano hanno dimostrato che le persone più allenate presentano un ippocampo più sviluppato e prestazioni migliori nei test di memoria spaziale. Lo svolgimento regolare di attività fisica può migliorare, infatti, le prestazioni cerebrali perché favorisce un maggiore afflusso di sangue al cervello e quindi aiuta a contrastare, quando non si verificano altre patologie del sistema nervoso, l’invecchiamento e il deterioramento cerebrale. Gli studiosi hanno evidenziato alcuni fattori che possono influire positivamente sulla memoria e, quindi contrastare il deterioramento cognitivo: lo svolgimento di attività fisica regolare perché favorisce il flusso di sangue al cervello, l’impiego di buone strategie di gestione dello stress, l’utilizzo del computer e navigazioni su internet perché mantengono il cervello attivo, l’utilizzo di passatempi “intelligenti” come per esempio cruciverba, scacchi, giochi con le carte e attività simili.

Alcuni ricercatori britannici dello University College di Londra hanno scoperto che tra i 40 e i 50 anni di età, rispetto ai non-fumatori, i fumatori ottengono punteggi più bassi nei test di memoria verbale. Il rapporto tra fumo e perdita di memoria sembra più evidente nei soggetti che fumano oltre venti sigarette al giorno. Il fumo potrebbe aumentare il rischio di ipertensione che, a sua volta, potrebbe danneggiare il cervello. Tuttavia, il rapporto tra fumo e funzioni cerebrali potrebbe essere un pò più complesso. Sebbene nei test di memoria verbale intorno ai 40 anni i fumatori riportassero risultati analoghi a quelli dei non-fumatori, le prestazioni dei fumatori peggioravano molto più rapidamente dai 40 ai 50 anni.

I fattori biologici possiedono un peso rilevante all’interno del processo di invecchiamento ma non sono i soli a determinarlo. Un ruolo altrettanto importante è svolto dai fattori psicologici e sociali. L’invecchiamento non è un fenomeno predeterminato ma è influenzato da molteplici fattori di diversa natura che, se tenuti sotto controllo, possono intervenire a ritardarlo e a contrastare gli aspetti negativi che lo caratterizzano.


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