Lo Shopping è anti-depressivo

Qualcuno dice che i soldi non fanno la felicità, ma sicuramente spenderli aiuta. Sembra infatti che basta sentirsi un pò giù di morale, tristi e ripiegati su se stessi, per mettere mano al portafogli senza troppi problemi. Finendo per spendere più soldi, per comprare gli stessi beni, rispetto a chi si trova in uno stato d’animo neutro: nè triste, nè felice. A scoprire il legame fra umore e shopping è un team di ricercatori americani, autori di una ricerca che sarà pubblicata a giugno su “Psychological Science” e che è stata presentata in anteprima al meeting annuale della Society for Personality and Social Psychology qualche giorno fà ad Albuquerque (New Mexico). A “fotografare” l’impatto delle emozioni sulle decisioni in fatto di acquisti sono stati Cynthia Cryder (Carnagie Mellon University), Jennifer Lerner (Harvard Univeristy), James J. Gross (Stanford University), e Ronarld E. Dahl (University of Pittsburgh). In un esperimento alcune persone sono state divise in due gruppi: uno ha visto un videoclip che induceva tristezza, l’altro un filmato neutro. Poi tutti i partecipanti potevano comprare delle bottiglie d’acqua, stabilendo loro il prezzo. Così si è visto che i primi, intristiti dal video, tendevano a offrire almeno il 300% in più per la stessa bottiglietta, rispetto agli altri. Non solo. Le “cavie umane” giù di morale insistevano nel sostenere, a torto, che il contenuto emozionale del filmato non avesse influenzato la loro propensione alla spesa. Insomma, quando siamo giù tendiamo a spendere di più, senza rendercene neanche conto. E gli acquisti ci aiutano a star meglio. Non solo. Sembra che la tristezza aumenti la concentrazione su di sè, e questo moltiplichi la propensione a mettere meno al portafogli. Insomma, bastano piccoli momenti di tristezza per spingerci a ricorrere allo shopping. Ma come può la combinazione tra tristezza e concentrazione su di sè influire sullo shopping? Secondo i ricercatori, queste due condizioni ci portano a svalutare l’opinione che abbiamo di noi stessi, ma anche dei nostri beni. Così tendiamo a spendere di più per accaparrarci nuovi oggetti per far risalire la nostra autostima, scrivono i ricercatori. Ma attenzione: secondo il team statunitense, l’effetto della tristezza sul portafogli può essere più violento nella vita reale, dal momeno che la depressione provocata artificialmente nell’esperimento non rispecchia il potere di un momento di profonda tristezza. Insomma, i “malumori” possono costarci ben più cari di una bottiglietta d’acqua strapagata. Questa ricerca, concludono gli scienziati, è il primo passo per comprendere l’impatto delle diverse e fluttuanti emozioni sulle decisioni di tutti i giorni.


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