Dipendenza da Cellulare

Come il computer ed Internet, anche il telefonino rappresenta uno strumento tecnologico sempre più diffuso ed utilizzato, ed anche verso tale mezzo di comunicazione si può sviluppare una vera e propria forma di dipendenza.

Con l’aumento di accessori, funzioni e servizi comunicativi offerti con il telefonino, si assiste infatti all’incremento della cosidetta telefonino-dipendenza. Lo sviluppo sempre più veloce e travolgente della telefonia mobile ha provocato numerose trasformazioni psico-sociali proprio attraverso l’introduzione di funzioni di scrittura, portabilità, raggiungibilità, velocità che prima il telefono fisso non aveva.

In tal modo con la moltiplicazione delle funzioni tecniche del telefonino come quelle di sms, mms, videochiamata, gestione della posta elettronica e possibilità di navigazione in rete, si sono trasformate anche le funzioni psico-sociali del cellulare rendendolo uno strumento comunicativo che spesso si sostituisce a situazioni e a relazioni reali.

Il telefonino ha inoltre reso l’impatto spazio-temporale, emotivo e relazionale pressoché nullo; esso dunque ha annullato la sperimentazione e la gestione di molte emozioni di base creando addirittura, in alcuni casi, dipendenza da tali caratteristiche psico-socio dinamiche.

Conseguentemente all’evoluzione del mondo della telefonia mobile oggi, oltre alla generica e tradizionale funzione di comunicazione, il telefonino rappresenta uno strumento che riveste importanti funzioni psicologiche relative sia alla sfera individuale, che a quella relazionale, che sono però del tutto virtuali.

I rischi dunque sono quelli che il telefonino diventi un mezzo abituale per gestire tutte le relazioni in modo surreale, e che il suo utilizzo per la gestione delle relazioni e delle proprie emozioni e stati di solitudine si tramuti in dipendenza.

Altro rischio con l’uso eccessivo del telefonino è quello di far crescere in modo patologico la quantità di stress ed ansia. Ciò è dovuto anche ed in particolare al fatto di poter essere raggiunti e controllati e di poter raggiungere e controllare altre persone in qualsiasi luogo e momento.

Tali rischi derivanti dall’abuso del telefonino risultano maggiori nei giovani poiché gli anni di crescita e maturazione rappresentano proprio il momento di apprendimento e di esperienza delle dinamiche sociali ed interne personali.

Si può parlare di dipendenza quando il traffico telefonico quotidiano è costituito da centinaia di contatti ed in specifico quando la persona spende la maggior parte del proprio tempo in attività, anche non necessarie, connesse all’utilizzo del telefonino.

Altri comportamenti che possono far sospettare una dipendenza da cellulare sono un atteggiamento di intenso attaccamento verso il telefonino, il rifiuto di distaccarsene anche per poco tempo, ed il suo utilizzo come unico mezzo di conoscenza e scambio interpersonale.

Come altre dipendenze anche quella da telefonino si manifesta maggiormente in individui con bassa autostima, difficoltà sociali, ansia diffusa, eccessiva sensibilità, pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi.

La Meditazione Contro il Dolore

Un breve addestramento alla meditazione può ridurre drasticamente la sensazione di dolore sia l’attivazione cerebrale correlata al dolore.

Le tecniche di meditazione sono effettivamente in grado di indurre notevoli effetti analgesici: lo attesta uno studio condotto Wake Forest Baptist Medical Center Meditation i cui risultati sono pubblicati in articolo sul Journal of Neuroscience.

“Questo è il primo studio che mostra che un breve addestramento alla meditazione può ridurre drasticamente la sensazione di dolore sia l’attivazione cerebrale correlata al dolore”, ha detto Fadel Zeidan, primo autore dell’articolo.

Per lo studio 15 volontari sani che non avevano mai praticato attività di meditazione, hanno seguito quattro lezioni di 20 minuti ciascuna per apprendere la tecnica cosiddetta di attenzione focalizzata, una forma di meditazione in cui le persone sono invitate a concentrarsi sul proprio respiro distraendole da pensieri ed emozioni.

Prima e dopo le lezioni l’attività cerebrale dei volontari è stata controllata con una particolare tecnica di visualizzazione, la risonanza magnetica ASL (arterial spin labeling magnetic resonance imaging) che permette di rilevare processi cerebrali di più lunga durata rispetto a quella standard. Durante la scansione un’apparecchiatura posta sotto la gamba destra dei soggetti produceva per 5 minuti su una piccola area della loro pelle un calore dolorifico, raggiungendo una temperatura di 50 °C, che nella maggior parte delle persone provoca dolore.

Le scansioni successive alle sedute di meditazione mostravano una riduzione del livello del dolore provato dai partecipanti variabile fra l’11 e il 93 per cento. In particolare le scansioni hanno messo in evidenza una riduzione significativa dell’attività della corteccia somato-sensoriale, un’area fortemente coinvolta nella genesi della sensazione di dolore.

La ricerca ha anche evidenziato che la meditazione aumentava l’attività in altre aree, fra cui quella del cingolo anteriore, dell’insula anteriore e della corteccia fronto-orbitale. “Tutte queste aree plasmano il modo in cui il cervello costruisce l’esperienza del dolore a partire dai segnali nervosi provenienti dal corpo”, osserva Robert C. Coghill, che ha diretto la ricerca.

Quanto più queste aree erano attivate, quanto più risultava ridotta la sensazione di dolore. Una delle ragioni per cui la meditazione può essere stata così efficace nel bloccare il dolore è che non agisce su una singola regione del cervello, ma su più livelli del processo.

Dipendenza da Aggiornamento Tecnologico

Le ultime ricerche in tema di psicologia hanno messo in evidenza che è in aumento la dipendenza da aggiornamento tecnologico. Si tratta di un comportamento che caratterizza alcuni individui, i quali non possono fare a meno di restare al passo con i tempi, acquistando gli ultimi ritrovati tecnologici. A volte questo atteggiamento raggiunge livelli eccessivi.

I prodotti della tecnologia possono creare delle forme di dipendenza che vanno a mettere a rischio il benessere psicologico. Ad esempio in tema di salute mentale è stato dimostrato che la dipendenza dai videogiochi può causare ansia e depressione. Quella dell’aggiornamento tecnologico è una forma di dipendenza molto più attuale, che interessa soprattutto gli uomini dai 35 ai 55 anni di età.

E non si tratta di una dipendenza che si instaura per ragioni lavorative. È come se essi concepissero la tecnologia come un’estensione della loro mente e del loro sé.

Gli strumenti tecnologici diventano parte fondamentale della loro personalità, perché è come se i prodotti tecnologici riuscissero a configurare meglio un’identità traballante. Il continuo desiderio di possedere i prodotti tecnologici non è legato al bisogno di usarli.

Questo problema richiede un approccio terapeutico diverso da quello messo in atto per curare la dipendenza da Facebook, anche se la dipendenza da aggiornamento tecnologico coinvolge molto spesso anche alcuni soggetti che non riescono a far a meno di internet.

La tecnologia è veramente una risorsa importante, ma bisogna stare attenti a non cadere nella trappola della schiavitù in rapporto a un’identità tecnologica, a cui non si riesce a rinunciare, per non incorrere nella formazione di un vero e proprio disagio.