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News Benessere Mentale 13 Novembre 2009 In molte occasioni, soprattutto durante le telecronache delle partite di calcio, si sente dire che la porta si restringe quando il pallone proprio non si decide ad entrare o che il goleador di razza riesce a far infilare la sfera in uno spazio minuscolo perché lo vede molto più grande di quello che è.
La stessa cosa può accadere nel football americano, nel rugby o anche nell'hockey. Nel baseball, invece, il lanciatore vincente coglie un'area di strike molto più larga della realtà. Fino ad oggi tutto ciò era considerato semplicemente come un detto popolare.
Spesso ci siamo chiesti, infatti, come fanno i campioni dello sport a colpire bersagli piccolissimi, cosa considerata impossibile da un comune mortale. La risposta a questa domanda arriva ora da una ricerca americana le cui conclusioni sono state pubblicate sulla rivista "Perception" e secondo cui si tratta di un cambiamento di percezione della realtà.
Secondo la ricercatrice della Purdue University, Jessica Witt, che ha condotto lo studio, tutto questo dipende non solo dalle informazioni visive oggettive (le dimensioni delle porte sono le stesse per tutti), ma soprattutto dai risultati conseguiti. Più successi si ottengono, più si considera facile centrare l'obiettivo e più il bersaglio viene percepito grande. Viceversa in caso di fallimenti ripetuti l'individuo tende a scoraggiarsi e a considerare impossibile il proprio compito.
Per argomentare la sua idea, la Witt ha preso in esame un gruppo di 23 giocatori di football americano non professionisti. Il loro compito era quello di mettere a segno una serie di calci piazzati, facendo passare il pallone in mezzo ai pali e sopra la traversa che contraddistinguono la tipica porta a 'U' di questa disciplina. La psicologa ha scoperto che nei giocatori che riuscivano a mettere a segno una serie di field goal, cambiava la percezione soggettiva delle dimensioni della porta. Al contrario, quelli che non riuscivano a fare centro, per diverse volte, iniziavano a credere che i pali fossero più lontani e più ravvicinati tra di loro.
Per testare il cambiamento di percezione la Witt si è fatta aiutare da un ex giocatore di football, Travis Dorsch. Ogni volontario, aveva a disposizione dieci tiri. Prima e dopo ogni calcio dovevano aggiustare larghezza e altezza dei pali della porta, costruiti su un modellino, in funzione di ciò che vedevano sul campo. "Il risultato è che le dimensioni percepite prima di calciare i field goal non combaciavano mai con quelle post-calcio. Dopo 10 tentativi, le dimensioni di quella porta iniziavano ad essere correlate ai risultati conseguiti" spiega la ricercatrice.
Un fatto che, fa notare la Witt, sembra coincidere con la testimonianza di molti atleti, accolta sempre con molto scetticismo da parte degli scienziati, che dicono di vedere, quando giocano bene, palle da baseball grandi come ananas e buche da golf larghe come dei secchielli. La ricerca vuole dimostrare che per centrare più obiettivi e avere più successo bisogna allenarsi.
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