Dieta: Attenzione a Grissini e Crackers

Se state seguendo una dieta, dovreste fare attenzione ai grissini e ai crackers, i quali apparentemente sembrerebbero più leggeri rispetto al pane, ma in realtà non è esattamente così. Non bisogna infatti dimenticare che a parità di peso il pane è in grado di apportare meno calorie, nonostante si cerchi di evitarlo nelle diete ipocaloriche.

D’altronde non vanno trascurati i benefici che il pane è in grado di rendere alla nostra salute. Si sta cercando per esempio di studiare il modo di far rientrare nell’alimentazione un tipo di pane alla vitamina D per chi ha poco calcio. Per comprendere meglio come anche in caso di dieta non conviene sostituire il pane con grissini e crackers, occorre prendere in considerazione gli ingredienti con i quali questi prodotti sono realizzati.

Il pane è composto essenzialmente di acqua, farina, sale e lievito, mentre crackers e grissini contengono, oltre ad una quantità più ingente di amido, anche dei grassi vegetali e animali, come ad esempio lo strutto, che sono in grado di fare la differenza in termini di chili accumulati. Molto utile per chi vuole badare al peso forma può essere il pane integrale che è benefico anche contro il diabete e riesce a dare più velocemente un senso di sazietà grazie alle fibre che esso contiene.

Chi intende prestare attenzione alla genuinità dei prodotti alimentari non deve dimenticare che nei prodotti da forno a lunga conservazione ci può essere anche la presenza di oli vegetali, sui quali possiamo a buon diritto nutrire qualche dubbio.

Meglio evitare soprattutto i grassi vegetali idrogenati, che non sono dei buoni alleati del nostro benessere. È stato infatti dimostrato che un’alimentazione ricca di grassi idrogenati farebbe aumentare il rischio di ictus.

I 25 Manager più Pagati d’Italia

Alessandro Profumo, Luca Cordero di Montezemolo, Marco Tronchetti Provera, Cesare Geronzi e Paolo Scaroni. Sono loro i cinque top manager più pagati a Piazza Affari nel 2010, in base ai dati finora pubblicati dalle più importanti società quotate in Borsa. Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit fino allo scorso settembre, guida indisturbato la classifica con un compenso di 40,6 milioni, di cui 38 milioni come liquidazione: 36,5 alla voce incentivo all’esodo e 1,5 milioni per un patto di non concorrenza. In un accordo complessivo in cui, si legge in una relazione del gruppo, Unicredit si è impegnata a versare in beneficenza due milioni. Destinataria l’associazione di don Colmegna.

Al secondo posto, nella classifica di presidenti e amministratori delegati le cui società hanno già pubblicato i bilanci o le relazioni con tanto di tabella sui compensi, c’è l’ex presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. I milioni in questo caso sono 8,7, dovuti in gran parte non alla buonuscita di Fiat (1,03 milioni) ma all’incarico, ancora ricoperto, di presidente della Ferrari (7,5 milioni). Medaglia di bronzo a Marco Tronchetti Provera, presidente di Pirelli, che arriva a sfiorare i 6 milioni, di cui 2,4 da percepire nel corso del 2011.

Segue in classifica Cesare Geronzi, che somma la presidenza di Mediobanca prima a quella delle Generali poi. L’assegno totale, per un anno e mezzo (il bilancio di Piazzetta Cuccia va da luglio a giugno), vale più di 5 milioni. Chiude la “top five” l’amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni, con un cedolino annuale da 4,4 milioni. Il “ranking” prosegue con decine di milionari. Fino alla posizione 25, cui arriva la classifica qui sopra, ma anche oltre. E tra le società che ancora mancano all’appello delle pubblicazioni ci sono nomi molto grandi, da cui è presumibile attendersi nuovi super compensi.

Le retribuzioni, comunicate direttamente dalle società, possono contenere delle voci calcolate sulla base dei risultati degli anni passati, o inquadrarsi all’interno di complicati piani di incentivazioni a lungo termine, o ancora includere benefici non monetari come auto e polizze. E, naturalmente, possono essere arricchite da cospicui schemi di stock option: i milioni crescerebbero ancora. Non ci sono solo i numeri, però. La classifica dei paperoni di Piazza Affari, per esempio, a oggi è dominata dagli uomini: nessuna donna nella “top 25”. La lista è provvisoria, certo, ma è probabile che non molto cambierà una volta che si conosceranno i dati di tutte le blue chip italiane.

E pensare che in Italia c’è chi non arriva a fine mese.

La Meditazione Contro il Dolore

Un breve addestramento alla meditazione può ridurre drasticamente la sensazione di dolore sia l’attivazione cerebrale correlata al dolore.

Le tecniche di meditazione sono effettivamente in grado di indurre notevoli effetti analgesici: lo attesta uno studio condotto Wake Forest Baptist Medical Center Meditation i cui risultati sono pubblicati in articolo sul Journal of Neuroscience.

“Questo è il primo studio che mostra che un breve addestramento alla meditazione può ridurre drasticamente la sensazione di dolore sia l’attivazione cerebrale correlata al dolore”, ha detto Fadel Zeidan, primo autore dell’articolo.

Per lo studio 15 volontari sani che non avevano mai praticato attività di meditazione, hanno seguito quattro lezioni di 20 minuti ciascuna per apprendere la tecnica cosiddetta di attenzione focalizzata, una forma di meditazione in cui le persone sono invitate a concentrarsi sul proprio respiro distraendole da pensieri ed emozioni.

Prima e dopo le lezioni l’attività cerebrale dei volontari è stata controllata con una particolare tecnica di visualizzazione, la risonanza magnetica ASL (arterial spin labeling magnetic resonance imaging) che permette di rilevare processi cerebrali di più lunga durata rispetto a quella standard. Durante la scansione un’apparecchiatura posta sotto la gamba destra dei soggetti produceva per 5 minuti su una piccola area della loro pelle un calore dolorifico, raggiungendo una temperatura di 50 °C, che nella maggior parte delle persone provoca dolore.

Le scansioni successive alle sedute di meditazione mostravano una riduzione del livello del dolore provato dai partecipanti variabile fra l’11 e il 93 per cento. In particolare le scansioni hanno messo in evidenza una riduzione significativa dell’attività della corteccia somato-sensoriale, un’area fortemente coinvolta nella genesi della sensazione di dolore.

La ricerca ha anche evidenziato che la meditazione aumentava l’attività in altre aree, fra cui quella del cingolo anteriore, dell’insula anteriore e della corteccia fronto-orbitale. “Tutte queste aree plasmano il modo in cui il cervello costruisce l’esperienza del dolore a partire dai segnali nervosi provenienti dal corpo”, osserva Robert C. Coghill, che ha diretto la ricerca.

Quanto più queste aree erano attivate, quanto più risultava ridotta la sensazione di dolore. Una delle ragioni per cui la meditazione può essere stata così efficace nel bloccare il dolore è che non agisce su una singola regione del cervello, ma su più livelli del processo.