Mangia e Socializza

“Ploonge, dall’inglese to plunge (tuffarsi), è un social network che permette di partecipare a pranzi, brunch, cene in ambienti privati o ristoranti, in Italia e a Berlino” spiega Giorgio Bertolini, fondatore della startup, che giovanissimo ha lasciato un lavoro a tempo indeterminato per realizzare il suo sogno.

“Chissà quante volte vicino a noi c’era un evento con persone interessanti da conoscere, ma noi non lo sapevamo. E così siamo finiti nel posto sbagliato magari da soli. Con Ploonge, il cibo e la rete diventano mezzi per socializzare: incontri gente con interessi comuni, vivi esperienze che ti arricchiscono” continua Bertolini.

“L’idea è nata davanti a una zuppa a Mosca. Ero li per lavoro e sono finito a cena da solo nel ristorante dell’hotel. Non ho problemi a socializzare ma, avendo solo un paio di ore libere, sarebbe stato utili un sito/App che mi mostrasse gli eventi conviviali più vicini in cui poter vivere la città. Dopo ho conosciuto Alessandro Coscia e insieme abbiamo avviato la startup e realizzato il progetto. Siamo partiti con quello che avevamo risparmiato dai lavori precedenti. Dopo mesi di lavoro, abbiamo ottenuto un investimento di 300mila euro dal venture capitalist italiano Berrier Capital” racconta l’ideatore.

Come funziona il business? “L’organizzatore dell’evento si registra al sito e pubblica l’annuncio, completo di descrizione, data e foto della location. Gli utenti si iscrivono all’evento, ricevono un coupon via mail, partecipano e poi commentano. La cena può essere gratuita o a pagamento. Il prezzo lo fissa l’organizzatore e Ploonge trattiene una percentuale variabile dal 15 al 25%. I ristoratori offrono eventi esclusivi e fanno conoscere il locale a nuovi clienti. Chi ama cucinare si mette alla prova e guadagna con la propria passione” spiega Bertolini.

“Nei prossimi mesi lavoreremo bene su Milano e Berlino. Cerchiamo sviluppatori php e promotori dell’iniziativa. Un’opportunità divertente di lavoro part-time soprattutto per gli studenti” Spiega Coscia. Gli interessati possono scrivere a: team@ploonge.com.

Cibando

Gum Kim, romano di origini coreane, a soli 21 anni ha lanciato un’App che aiuta a trovare i migliori ristoranti.

Come funziona Cibando? “E’ un’App gratuita per iPhone e Android con recensioni, foto e filmati di ristoranti. Più di 60 collaboratori in tutta Italia, tra foodblogger e fotografi, valutano i locali e li commentano. A chi usa Cibando basta disegnare un cerchio con un dito sulla mappa: l’App mostra i locali presenti nella zona, dando risalto a quelli più apprezzati dalla nostra community”.

Com’è nata l’idea? “Mi è venuta in viaggio. Consultavo sempre il servizio a pagamento 892424 per sapere dove andare a mangiare. Ma l’operatore mi dava solo l’indirizzo e toccava a me camminare fino al locale per scoprirne aspetto, menu e prezzi. Da li ho deciso di costruire un’App che fornisse più informazioni dando risalto alle immagini”.

Quali difficoltà ha incontrato? “Tante tasse, soprattutto nella fase di avviamento dello startup, quando sarebbero serviti gli incentivi. Fin dall’inizio ho pensato a un business model che facesse stare a galla il progetto. Ma non è facile. I tentativi di trovare finanziamenti in Italia non portavano i risultati sperati. Quindi ho cercato in Germania. E, dopo qualche conversazione via Skype e una notte a Berlino, nel 2011 ho raggiunto il mio obiettivo, l’accordo con il venture capitalist Point Nine Capital. Questo poi ha sbloccato anche l’investimento dell’imprenditore italiano Fabio Pezzotti”.

A che punto è arrivato il guadagno? “Con il marketing online, sono riuscito a crescere in maniera continua per 2 anni. Poi, grazie ai finanziamenti, abbiamo investito nell’autopromozione, ci siamo fatti conoscere con diversi spot. I ristoratori affiliati, cui prepariamo contenuti foto e video, sono passati da 150 a 500 nell’ultimo anno, soddisfatti della visibilità che ottengono a fronte di un piccolo prezzo. Ma non basta pagare per essere inseriti nella nostra guida, bisogna avere requisiti di qualità. E ora puntiamo all’estero: contiamo di essere presenti in Francia e Spagna entro fine anno”.

Un’App per il Successo

Utili, divertenti, facili da usare, veloci, economiche. Un business. Stiamo parlando di App. “Il comparto oggi in Italia vale 60-70 milioni di euro: il doppio dell’anno scorso, la metà del prossimo. I suoi punti forti: i bassi costi d’ingresso (un’App si sviluppa anche in pochi giorni, con investimenti contenuti) e la globalità del mercato (gli store online permettono di arrivare a ogni utente nel mondo)” dice Andrea Rangone, direttore dello Statup program del Mip Politecnico di Milano.

La più grande piattaforma di applicazioni mobili del mondo è l’App Store di Apple (per iPhone e iPad), che fa numeri da brivido: oltre 500mila App, 30 miliardi di download (dal 2008) con oltre un miliardo di dollari di guadagno per gli sviluppatori. Il maggior concorrente è il Play Store di Google, che fino a poco tempo fa si chiamava Android Market

Play Store è arrivato a 20 miliardi di dowlonad (la metà negli ultimi 7 mesi) e si sta avvicinando all’App Store a passi da gigante anche su tutti i fronti. Terzo incomodo il BlackBarry App Worl. Ha “solo” 70mila applicazioni, ma può contare su un’alta propensione al download degli utenti, che scaricano in media 30 App all’anno.

Piatto ricco per gli sviluppatori. E, in un prossimo futuro, sarà ancora più ricco. Sul mercato sta infatti per arrivare Microsoft, fresco del lancio del sistema operativo Windows 8. Già largamente leader dei sistemi operativi per laptop e Pc desktop, l’azienda di Redmond dà ora l’assalto ai tablet. “Sappiamo che il successo sui tablet passa per lo sviluppo delle App” sintetizza Ted Dworkin, manager di Microsoft. Per non parlare di Amazon.

Cresce il numero di quanti scelgono uno smartphone a partire dalle App che può offrire. Ce n’è per tutti i gusti, ma come affrontare il mercato? “La scelta della piattaforma è fondamentale. Quella di Apple è sempre leader di mercato, ma il suo predominio è ora meno marcato. Si tratta di un sistema chiuso, adatto solo per iPhone e iPad. Viceversa, il sistema Android si applica a cellulari di marche e modelli diversi ed è perciò molto frammentato” spiega Massomo Carli, programmatore e divulgatore.

Ma l’opportunità di business è concreta? “Certo! Negli ultimi due anni una ventina di startup del settore sono state finanziate da venture capitalist. Esistono poi molti sviluppatori, spesso di 20-25 anni, in grado di guadagnare anche 5-10mila euro al mese con le loro App: certo, questa è la punta dell’icerberg” prosegue Rangone. Attenzione però: oggi è meno facile fare soldi con le App. Spiega Fabio Lalli, esperto di tecnologia e nuovi media: “Bisogna trovare la giusta idea, il momento buono, la perfetta esecuzione e la giusta strategia di lancio affinchè l’App esploda”.

“Essere ottimi sviluppatori non basta. Bisogna avere ottime competenze di marketing e saper usare un mix di canali (social network, blog, store) per promuoversi” dice Rangone. I guadagni sono variabili, anche perchè non dipendono solo dal prezzo. Il 70% delle App è gratis e in questo caso si lucra sugli aggiornamenti, le versioni premium o la pubblicità.