Una Svolta che Mette un Punto

Nemmeno l’Itali è Immune dalle nuove mode da divorzio. Dopo l’avvento dei wedding planner sono arrivati, infatti, i divorce planner, team composti da avvocati matrimonialisti, terapisti di coppia, consulenti finanziari e, quando serve, anche psicologi infantili, che supportano i divorziandi nel difficile percorso. Fino addirittura, in alcuni casi, a organizzare dei party di divorzio, feste in grande stile dove con amici e parenti si cerca di esorcizzare la fine di un amore per ripartire con la propria vita.

Non c’è da stupirsi del diffondersi di questi servizi: la fine di un matrimonio dal punto di vista psicologico ed emotivo è difficile da elaborare quanto il lutto o la malattia di una persona cara. Per questo, le persone che vivono questa esperienza hanno bisogno di aiuto, di confrontarsi anche con individui che stanno attraversando la stessa situazione per trovare un’arma in più per sconfiggere il dolore.

Quando si divorzia non ci sono mai vincitori. Anche per chi prende la decisione di lasciare il partner, la separazione viene considerata come una sconfitta. Chi lascia, infatti, è sopraffatto dal peso della responsabilità e del senso di colpa per il dolore che ha provocato, da rimorsi e rimpianti. Ma spesso, per chi lascia, il divorzio rappresenta anche una liberazione, un punto di partenza verso una vita che considera migliore.

E chi viene lasciato? Sono diverse le fasi che attraversa: dal senso di vuoto, all’ansia e al disorientamento, fino a un crollo dell’autostima, che porta a vivere nell’insicurezza. Quando, dopo alcuni mesi, sopraggiunge la rabbia si è quasi alla fine del tunnel: significa che si è riusciti a elaborare questo lutto.

Il metodo migliore per lasciarsi un divorzio alle spalle? Tanto sano egoismo. Per dare un calcio al passato è fondamentale elaborare questo dolore con un percorso che aiuti a recuperare l’autostima perduta. Percorso che si può fare con l’aiuto di un esperto, ma anche mettendo a punto una serie di piccoli trucchi per riconquistare la propria indipendenza.

E’ importante ripartire con una vita nuova, cambiando le proprie abitudini. Trovandosi da soli dopo molto tempo si è incapaci di gestire quelle vecchie, per questo è bene rompere con il passato cercando nuove attività da fare, nuovi spunti. Può sembrare banale, ma un taglio di capelli, un nuovo hobby, iscriversi in palestra p cambiare l’arredamento della propria casa sono azioni che aiutano a rompere con il passato e a ripartire.

Paura di Decidere

Molte persone non riescono a decidersi. Messe di fronte ad una scelta, banale o importante che sia, non sanno come affrontarla. Sentono mancare il coraggio e la risolutezza. E’ proprio quell’insicurezza che si prova al momento di prendere la decisione, a frenare. E’ la paura di compiere una scelta sbagliata, della quale forse poi ci si pentirà ripensando con rimorso all’alternativa che si aveva. Si riflette troppo sulle conseguenze dell’una o dell’altra decisione, si valutano a lungo i pro e i contro e alla fine, per trarsi d’impaccio, si molla tutto. E si perdono occasioni d’oro.

A soffrire della paura di prendere decisioni sono coloro che da piccoli hanno avuto un’educazione molto rigida, con genitori che contestavano ogni scelta, sottolineando solo gli aspetti negativi e mai quelli positivi. Così sono cresciuti con l’impressione di compiere sempre scelte sbagliate con la conseguenza, a livello inconscio, di non ritenersi all’altezza di prenderne.

Succede anche a chi veniva deriso ogni volta che esprimeva il proprio parere, come a legittimarne la propria autonomia di pensiero. Frasi del tipo: “Sei troppo piccolo per dire certe cose” o “Ma che ne sai tu, stai zitto” vengono assimilate dall’inconscio dei bambini e conservate anche dopo la crescita.

Si provoca così durante l’infanzia una riduzione dell’autostima che continua in età adulta, tanto da non sentirsi in grado di decidere per proprio conto, perché non si è sviluppata la capacità di mettere a fuoco il significato personale della scelta.

Spesso, se incoraggiate da qualcuno in cui ripongono fiducia, queste persone riescono a liberarsi dall’insicurezza e a compiere scelte o a fare cose che da tanto tempo rimandano con mille scuse. Si tratta, però, di un risultato non autonomo, perché si confonde ancora, in parte, la propria volontà con le scelte e le aspettative altrui.

Più importante è la decisione da prendere, più le persone indecise si sentiranno bloccate, fino ad un vero e proprio immobilismo. Magari sono stimati professionisti, studenti brillanti, genti attiva nei rapporti sociali ma, di fronte a situazioni che li coinvolgono in prima persona, in cui devono decidersi per una via o per l’altra, scappano.

Non riescono più a fare leva sull’intelligenza, sul buonsenso, sulle loro capacità. Semplicemente, non possono andare avanti e cercano in ogni modo di rimandare la scelta. Quando sentono gravare il peso della decisione da cui dipende la vita futura, propria e magari anche di altri, ecco che la paura li attanaglia.

Iniziano a pensare, a valutare, a riflettere, ma le idee si ingarbugliano al punto da non sapere più casa fare. Qualunque scelta sembra uguale all’altra, dunque non sanno prediligere una soluzione specifica. E’ come se si annullassero le preferenze, le situazioni di cui hanno fatto esperienza in passato; tutto è simile e indistinguibile, dunque è impossibile scegliere.

Al dunque, si è persa la spontaneità del preferire una cosa all’altra e si è rimasti vittima della propria paura di agire, di investire se stessi e le proprie energie in un nuovo progetto. Chi si “passivizza”, resta così com’è. Non cresce, non cambia, si blocca e rischia di rimanere solo.

Cantare Fa Bene

“Canta che ti passa” dice il detto. Nulla di più semplice e piacevole anche per chi, vocalmente, è stato meno dotato da madre natura. Le note, in ogni occasione della vita sono parte di noi, un sottofondo che dà pathos ad ogni emozione, amplificandola. Sentirla, però, a volte non basa: vien voglia anche di cantare e, se lo si fa in coro, ci si lascia andare, si condivide una serie infinita di sensazioni che la rendono più coinvolgente.

Cantare in coro per condividere emozioni, empatia, benessere, energia, creando senso di appartenenza e aggregazione. Il gruppo dà la possibilità di trasformare l’energia interiore in qualcosa che non è solo personale, ma è collettivo è per questo amplificato, più profondo e vibrante, più potente e penetrante nelle corde dell’anima.

Essere parte di un gruppo vocale significa condividere una passione innanzitutto, ma anche un momento di benessere, positivo e gratificante, l’espressione di una voce interiore che si emette con maggior forza e intensità perchè modulata con quelle altrui. All’unisono o sfalsati, c’è un’unica regola: cantare forte e con orgoglio, per liberarsi e per il piacere di farlo, e con la sicurezza di stare meglio.

Dopo una giornata di tensioni e impegni di lavoro, corse contro il tempo e magari qualche rospo da ingoiare tra famiglia e ufficio, che cosa ci può essere di meglio di poter cantare a squarciagola permettendo alla propria anima di ruggire? Cantare, infatti, fa sfogare, rilassa, fa migliorare l’autostima e l’umore perchè sviluppa l’endorfina, l’ormone della felicità.

Cantare in coro allontana depressione, insicurezza e solitudine. Crea una coscienza di gruppo, perchè insegna a seguire in ritmo della musica e ad ascoltarsi reciprocamente. Proprio farlo in gruppo è il segreto, perchè dar fiato all’anima non sia un pudore da superare ma un’occasione di sfogo, che a volte sconfina nell’arte. La timidezza così trova nei compagni di voce la sua alleata più forte. L’ansia si libera e si dissolve.

Cantare insieme crea tra i membri empatia e uno scambio continuo e crescente di energia positiva. Ci si sente necessari alla buona riuscita di un progetto più generale, un elemento importante per l’insieme, e ciò rafforza l’autostima. Addio alla pigrizia, poi, perchè un’attività che piace induce a superare la voglia di relax sul divano e spinge a uscire e a mantenere come buona abitudine quella di ritrovarsi e socializzare, per non far mancare al gruppo la propria voce