Perdoniamo e Perdoniamoci

Perdoniamo e perdoniamoci: è l’unico modo per liberare noi stessi da un dolore che altrimenti diventerebbe sempre più grande e che, con il passare del tempo, si potrebbe tramutare in malesseri fisici più o meno importanti.

Parrebbe impossibile, ma è così: ogni dolore si può lasciare andare, anche quello con cui sembriamo destinati a convivere per il resto dei nostri giorni. Basta decidere quando intraprendere questo percorso. Il perdono non deve mai essere imposto, ma occorre che sia una libera scelta. Questa è la prima condizione affinché il piano emozionale, fisico, spirituale e mentale tornino in equilibrio.

E’ il modo per guarire il passato e per riorientare la propria visione del futuro verso la vera realizzazione di se stessi. Senza vivere più in funzione del desiderio di vendetta o rimanere vittime del proprio senso di colpa.

Per perdonare non c’è un momento preciso: avviene quando la persona riesce a spostare il focus da quanto è avvenuto ascoltando le sue sensazioni rispetto a ciò o a chi gli ha causato dolore. Solo in questo momento può scattare il meccanismo del perdono, cioè trasformare un’emozione dolorosa in un’altra, meno pesante per l’animo.

E’ un percorso di autoconsapevolezza molto profondo, che cambia la qualità della vita. Non si sarà più alla spasmodica ricerca di vendetta, ma si compiranno azioni volte al raggiungimento del benessere per se stessi. E di conseguenza per le persone che ci circondano.

Cosa s’intende quando si usa il termine perdono? E’ un concetto olistico, che prescinde da una fede. Il perdono è… il dono di ciò che si ha dentro, compresi la rabbia, il dolore, la frustrazione, la delusione… Deve essere una scelta autonoma e matura di lasciare andare, al di là di quanto sia successo, ciò che si ha dentro: la sofferenza.

1 Italiano su 2 Soffre di Mal di Piedi

Il mal di piedi è un cruccio o meglio un vero e proprio disturbo, con dolori e fastidi, annessi e connessi, per migliaia di italiani: ne soffre un connazionale su due, le vittime preferite sono le donne, ma non solo e i colpevoli, in molti casi, sono le scarpe. Meglio fare bene attenzione a cosa si sceglie di indossare, soprattutto quando si tratta di piedi, per evitare che siano dolori.

Chi pensava che il mal di piedi fosse solo un problema da vecchi o quasi, si sbagliava di grosso: se è vero che nella maggior parte dei casi, i dolori si fanno sentire intorno ai 60 anni, è sempre più frequente che il disturbo colpisca anche i giovani, tra i 20 e i 30 anni, per colpa dei tacchi alti, delle scarpe sbagliate e non solo.

I problemi e le patologie che interessano i piedi, con sintomi sempre più dolorosi, sono talmente insopportabili da influire negativamente sulle attività quotidiane e sulla qualità di vita.

Anche se molti ne sottovalutano l’importanza e le implicazioni, la salute dei piedi è fondamentale. Con i nostri piedi camminiamo da un anno di età e nel corso della vita una persona cammina l’equivalente di tre volte la circonferenza della terra. I piedi vanno salvaguardati eppure la maggior parte delle persone sottovaluta questa parte del corpo che ci deve sostenere per tutta la vita.

“Questa struttura così complessa può soffrire per una serie di motivi legati a malattie quali il diabete, l’obesità, per fattori genetici che possono causare patologie come l’alluce valgo, il piede a martello, il piede piatto o il piede cavo caratterizzato da una accentuazione del normale arco plantare. Ma i nostri piedi soffrono molto spesso a causa delle scarpe che indossiamo” ha sottolineato il Dottor Attilio Basile, ortopedico, specialista presso il centro di eccellenza per la Cura del Piede dell’Ospedale San Camillo di Roma.

La Meditazione Contro il Dolore

Un breve addestramento alla meditazione può ridurre drasticamente la sensazione di dolore sia l’attivazione cerebrale correlata al dolore.

Le tecniche di meditazione sono effettivamente in grado di indurre notevoli effetti analgesici: lo attesta uno studio condotto Wake Forest Baptist Medical Center Meditation i cui risultati sono pubblicati in articolo sul Journal of Neuroscience.

“Questo è il primo studio che mostra che un breve addestramento alla meditazione può ridurre drasticamente la sensazione di dolore sia l’attivazione cerebrale correlata al dolore”, ha detto Fadel Zeidan, primo autore dell’articolo.

Per lo studio 15 volontari sani che non avevano mai praticato attività di meditazione, hanno seguito quattro lezioni di 20 minuti ciascuna per apprendere la tecnica cosiddetta di attenzione focalizzata, una forma di meditazione in cui le persone sono invitate a concentrarsi sul proprio respiro distraendole da pensieri ed emozioni.

Prima e dopo le lezioni l’attività cerebrale dei volontari è stata controllata con una particolare tecnica di visualizzazione, la risonanza magnetica ASL (arterial spin labeling magnetic resonance imaging) che permette di rilevare processi cerebrali di più lunga durata rispetto a quella standard. Durante la scansione un’apparecchiatura posta sotto la gamba destra dei soggetti produceva per 5 minuti su una piccola area della loro pelle un calore dolorifico, raggiungendo una temperatura di 50 °C, che nella maggior parte delle persone provoca dolore.

Le scansioni successive alle sedute di meditazione mostravano una riduzione del livello del dolore provato dai partecipanti variabile fra l’11 e il 93 per cento. In particolare le scansioni hanno messo in evidenza una riduzione significativa dell’attività della corteccia somato-sensoriale, un’area fortemente coinvolta nella genesi della sensazione di dolore.

La ricerca ha anche evidenziato che la meditazione aumentava l’attività in altre aree, fra cui quella del cingolo anteriore, dell’insula anteriore e della corteccia fronto-orbitale. “Tutte queste aree plasmano il modo in cui il cervello costruisce l’esperienza del dolore a partire dai segnali nervosi provenienti dal corpo”, osserva Robert C. Coghill, che ha diretto la ricerca.

Quanto più queste aree erano attivate, quanto più risultava ridotta la sensazione di dolore. Una delle ragioni per cui la meditazione può essere stata così efficace nel bloccare il dolore è che non agisce su una singola regione del cervello, ma su più livelli del processo.