Start Up, Comincia Adesso

Mark Zuckerberg non aveva neanche vent’anni quando nel 2004 sviluppo la sua idea di Facebook nella sua stanza del college di Harvard: voleva creare un collegamento tra le facce dell’annuario degli studenti così che tutti potessero rintracciare amici e conoscenti dei tempi della scuola connettendosi semplicemente a internet. Il resto della storia è noto: oggi più di 500 milioni di persone nel mondo utilizzano quotidianamente il suo social network e Zuckerberg ha un capitale stimato di 10 miliardi di dollari.

L’esempio di Facebook è d’ispirazione per migliaia di giovani: laureati, tecnici specializzati, programmatori che nei laboratori d’università o dietro ai loro pc coltivano idee, progetti, intuizioni per creare qualcosa di nuovo e inedito che possa servire a fare il botto come si dice in gergo, cioè un tale successo da potersi addirittura mantenere.

E’ questo il momento per trasformare un buon progetto in un lavoro, in un’impresa. Con la nuovissima Legge n.221 del 18/12/2012, i giovani italiani sono incentivati ad avviare una start up cioè, per usare la definizione appena codificata dalla legge “un’impresa che abbia come oggetto lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. Che tradotto, significa nuove applicazioni per smartphone, social network, software, siti internet, dispositivi, strumenti hi-tech in grado di riempire un vuoto nel loro settore, richiamare investitori e conquistarsi l’interesse da parte del pubblico o di altre aziende.

Il momento è davvero buono perché le società che dimostrano di avere i requisiti di start up innovative vengono esonerate da molti oneri e pagamenti in fase di costituzione societaria. Inoltre, per chi scommette e investe capitale su queste nuove imprese è prevista anche una detrazione fiscale annuale del 19%. In sostanza lo Stato vuole dire ai giovani: credete nella vostra idea, buttatevi, alle spese ci pensiamo noi. Per le start up è stato infatti previsto un investimento di 300 milioni di euro.

Insomma si legge start up ma s’intende speranza. Perché in un’epoca segnata dalla crisi, l’Italia sta proponendo alle nuove generazioni una nuova via, scommettendo, anzi investendo sull’intelligenza, lo spirito d’iniziativa e la creatività. E dando anche un nuovo valore alla ricerca nelle università che fino ad oggi sembrava essere molto lontana dal mondo del lavoro.

L’Italia è in Fallimento

Non è un titolo provocatorio, è quanto a dichiarato ilSole24Ore, il 2 agosto.
“Default, la parolina straniera che tanti pronunciano con leggerezza, è considerata generalmente una malattia leggera che prima o poi tutti devono fare, come il morbillo, gli orecchioni o la scarlattina.

Niente di più falso. Il livello di sviluppo di una nazione non si misura solo col PIL o con la tecnologia che è in grado di progettare/produrre, ma anche dalla pace sociale, dalla sicurezza che è in grado di assicurare ai propri cittadini. Non solo in termini di repressione della criminalità, ma in termini di certezza delle istituzioni: la legge, l’ordine, l’assistenza sanitaria, la chiarezza nei rapporti di lavoro, la stabilità dei redditi e l’affidabilità che lo stato è in grado di garantire quando fa una promessa ai suoi cittadini.

Fallire non è solo dire: non sono in grado di pagare i miei debiti, ma anche rinunciare di colpo al livello di sviluppo raggiunto con il lavoro di tante generazioni. In queste ore si parla di tutto: iva sociale, prelievi coatti della tredicesima e di un’altra mensilità per tutti i dipendenti e pensionati, eliminazione dell’assistenza sanitaria diretta, abrogazione dell’articolo 18 per garantire una maggiore flessibilità del mercato del lavoro, posticipo dell’erogazione dei trattamenti di fine rapporto (le liquidazioni, per intenderci).

Si tratta sicuramente di misure efficaci perché garantiscono gettiti e risparmi immediati, sicuri, quantificabili e una sorta di finanziamento indiretto all’industria tramite la possibilità di poter licenziare in tutta libertà e di poter trattenere le liquidazioni. Altro che le fesserie della riduzione dei costi della politica. Solo l’abolizione delle province e delle comunità montane richiederebbe anni per il trasferimento delle competenze, mentre l’eliminazione dei vitalizi causerebbe una pioggia di ricorsi per la negazione di un diritto acquisito. Ora che i creditori bussano alla porta ci vogliono i denari, non le promesse.

Immaginate quale tipo di nazione ci aspetta dopo l’11-11-11, la data nella quale il Sole 24 Ore ha previsto il fallimento per l’Italia. Stipendi prelevati di forza dallo stato, medicine e visite a pagamento, licenziamenti con una semplice letterina prestampata, una cambiale al posto della liquidazione, rischio di poter perdere la casa perché non si è in grado di pagare il mutuo o il fitto. Praticamente la pace civile abrogata da un giorno all’altro.

Certo, magari a chi legge brucia il sedere perché fino a oggi ha lavorato come un ciuco, paga il mutuo e non ha un euro di debito. Perché si dovrebbe trovare precipitato nel terzo mondo senza aver fatto nulla? Questa domanda ha una risposta semplicissima: perché fino ad oggi si è disinteressato di quello che la politica faceva al suo paese. Ha accettato che un gruppo di potere ristretto detenesse il controllo del suo destino mentre lui guardava Valentino Rossi in tv e si è interessato veramente di Berlusconi solo quando c’era da guardare le fotine della Ruby o della Minetti su internet. Si pecca per opere, ma anche per omissioni.

L’inverno del 2011 inizia ad agosto. Farà tanto freddo che tutti ci ammaleremo d’anarchia.”

Gli Italiano Pagano Tutto di Più

Gli italiani pagano un conto molto alto per l’aumento dei prezzi e delle tariffe dei servizi pubblici e privati: 2,9 miliardi in più tra il giugno 2010 e quello 2011, pari a 115 euro di maggiori costi per ciascun nucleo familiare. La cifra è stata calcolata dall’Ufficio studi di Confartigianato sulla base dei rincari registrati nell’ultimo anno soprattutto nei servizi pubblici.

I primi in classifica sono gli aumenti del trasporto marittimo passeggeri: a giugno 2011 le tariffe per traghetti e aliscafi sono aumentate del 52,8% rispetto all’anno precedente, a fronte di una crescita media del 14,4% nel resto d’Europa. Aumenti anche per il consumo di acqua: tra giugno 2010 e quello 2011 le tariffe sono cresciute dell’11,7%, mentre nell’Unione europea l’aumento è stato del 3,6%.

Secondo il rapporto di Confartigianato, tocca spendere di più anche per i trasporti su rotaia: a giugno i rincari per i viaggi in treno si attestano all’8,4%, mentre nell’Ue si sono fermati al 2,4%. Complessivamente negli ultimi 5 anni, tra giugno 2006 e giugno 2011, le tariffe ferroviarie sono aumentate di ben il 43,4%, praticamente pù del doppio del 19,1% della media europea.

Anche muoversi in città con i mezzi pubblici costa di più: le tariffe dei trasporti urbani sono aumentate del 7,2% e quelle dei trasporti extraurbani del 6,3%. Costi in più anche per la raccolta rifiuti: in un anno i rincari nel nostro Paese sono stati del 4,5%, rispetto al + 2,5% della media europea. Gli aumenti registrati quest’anno, prosegue il rapporto di Confartigianato, non fanno che peggiorare una tendenza decennale nei servizi pubblici.

“Questi rincari, commenta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato, confermano che occorre passare dagli annunci ai fatti e realizzare finalmente quella liberalizzazione dei servizi pubblici locali troppo a lungo rinviata e che potrà consentire di qualificare e innovare l’offerta, offrire alle imprese un’occasione di sviluppo, abbassare le tariffe per i consumatori”.

Se dal pubblico si ci sposta al privato, le cose non migliorano, soprattutto per chi possiede un mezzo di trasporto e si accinge a partire per le vacanze. A metà luglio, il costo del gasolio auto è salito del 20,8% rispetto ad un anno fa. Lo seguono la benzina verde (+15,8%) e il Gpl auto (+10,8%). Sui prezzi di benzina e gasolio pesa l’aumento registrato negli ultimi 12 mesi dalle accise sui carburanti: in pratica gli italiani pagano 1.073 milioni di maggiori imposte, pari ad un contributo di 43 euro a famiglia.

Per viaggiare in autostrada, poi, quest’anno si spende il 9% in più per i pedaggi. Bisogna pagare di più anche per assicurare il proprio autoveicolo: in Italia i prezzi delle assicurazioni dei mezzi di trasporto sono cresciuti del 5,3% a fronte del +3,7% della media europea. E non va meglio se si decide di utilizzare l’aereo: in Italia i prezzi sono cresciuti del 13,9%, a fronte del +8,3% medio registrato nell’Unione europea.