I Cibi Grassi Creano Dipendenza

I cibi grassi, come ad esempio le patatine fritte, creano una vera e propria dipendenza: una volta che si inizia a mangiarli, stimolano un’irrefrenabile voglia di introdurne ancora. Ma perché succede?
Lo spiega il Dipartimento Drug Discovery and Development dell’Istituto italiano di Tecnologia, con uno studio atto a capire i motivi che risiedono dietro a questa dipendenza.

In base a quanto dimostrato, non sono tanto gli zuccheri e le proteine contenuti in questi alimenti, ma sono gli endocannabinoidi ad avere un ruolo fondamentale sulla voglia dei cibi grassi.

Si tratta di sostanze che il corpo umano produce naturalmente, e sono chiamati endocannabinoidi perché il THC qui contenuto, che è il principio attivo della marijuana (Cannabis), ne mima gli effetti, compreso quello del desiderio di cibo. I cibi grassi generano un segnale di feedback positivo nella lingua che, comunicando col cervello, attiva un sistema di trasmissione verso lo stomaco e rilascia sostanze che regolano la sensazione di fame e sazietà.

Gli endocannabinoidi generano quella sensazione di continuo desiderio, così come avviene con le dipendenze. Se dunque quando mangiamo un paio di patatine fritte, queste sembrano non saziarci mai e viene un’incredibile voglia di mangiarne ancora, è colpa di queste sostanze. È un pò come se la patatine fritte fossero una sorta di droga.

Questo fa comprendere ancora di più come nelle diete venga consigliato sempre di escludere totalmente i cibi grassi, poiché mangiarne un poco induce naturalmente a volerne ingerire sempre di più. Ancora una dimostrazione, dunque, che la fame è questione di cervello e chimica e che può essere arginata con piccoli accorgimenti: propendete per un’alimentazione sana ed equilibrata, ricca di verdure, di frutti e alimenti contenenti tanti liquidi, e con il giusto apporto di carboidrati e proteine.

Conclude Daniele Piomelli, autore dello studio: “Oggi, le soluzioni contro l’obesità non sono molte e, comunque, sono piuttosto invasive o hanno degli effetti collaterali decisamente importanti. La possibilità di inibire a livello locale, e non centrale, il desiderio di ingerire i grassi sarebbe un grandissimo passo avanti, con innumerevoli vantaggi per la salute del paziente”.

Lo Sport Contro l’Obesità

L’attività sportiva, associata ad un corretto regime alimentare, è il miglior modo per prevenire o arginare lo stato di sovrappeso che, a livelli elevati, è definito obesità e costituisce un grave rischio per la salute dell’individuo.

Si stima che in Italia oltre 4 milioni di individui, fra adulti e bambini, siano in situazioni di obesità. E’ una situazione fortemente debilitante, che espone al rischio di contrarre malattie cardiovascolari e insulino resistenza. Il grave sovrappeso può determinare ipertensione, tendenza alla ritenzione di sodio e ipercolesterolemia.

Individuiamo nella regolare attività fisica, e nel controllo della quota calorica assunta con gli alimenti, la prima e più efficace linea di risoluzione del problema in quanto, solo una piccola percentuale di obesi, ha cause genetiche o disfunzioni metaboliche che determinano il loro sovrappeso.

E’ possibile distinguere due tipi di obesità: androide (tipica del sesso maschile e che, per altro, espone a maggiori rischi) e ginoide (caratteristica del sesso femminile).

Il tessuto adiposo è costituito da cellule bianche e cellule brune. Le cellule bianche tendono a sostituire le cellule brune con il passare del tempo, possono accumulare più grasso ed hanno la capacità di secernere TNF e citochine. Le cellule brune sono particolarmente distribuite nei soggetti esposti a basse temperature e nei neonati. Il “grasso bruno” è riccamente vascolarizzato, e si localizza prevalentemente a livello viscerale.

Un’altra caratteristica del tessuto adiposo è la capacità di produrre leptina, una proteina in grado di agire sull’ipotalamo limitando lo stimolo della fame. La sua produzione è proporzionale alla presenza di adipe corporea. Tuttavia, si instaura una forma di resistenza alla leptina che ne diminuisce drasticamente l’efficacia. Nelle fasi di dimagrimento la produzione di leptina cala e, questo, spiegherebbe in parte l’incremento della fame. Per altro i recettori ipotalamici risultano più sensibili alla sua diminuzione che non al suo aumento.

L’ipotalamo è poi influenzato anche dalla grelina che lo stimola ad aumentare il desiderio di alimentarsi, ed è una proteina particolarmente presente negli individui a dieta ipocalorica.

Questi meccanismi di “difesa” dell’organismo, a parte le implicazioni sociologiche, fanno facilmente comprendere che, un regime dietetico particolarmente restrittivo (diete drastiche), oltre ai potenziali rischi cui espone, è scarsamente sostenibile sul lungo periodo.

Pertanto, la situazione di equilibrio ideale, risiede nella corretta alimentazione (e non nella temporanea sottoalimentazione) associata ad uno stile di vita attivo.