Machiavelli Diceva…

Chissà che cosa penserebbe Niccolò Machiavelli se sapesse che, a cinque secoli dall’uscita del suo capolavoro, questo sarebbe diventato una guida per genitori. E’ proprio a “Il Principe” che si è ispirata una madre americana per gestire una famiglia numerosa e una prole indisciplinata.

Machiavelli diceva: “Nulla si consuma più rapidamente della tolleranza”.
Come dargli torto? Il pensiero delle madri corre subito alle sceneggiate nei negozi di giocattoli. “I piccoli sono guidati del principio del piacere: per loro la felicità significa essere sempre gratificati e soddisfatti” conferma la dottoressa Emanuela Iacca, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva a Como e Milano. “In questa visione del mondo non sono contemplati i no e le sconfitte”. Ma il Principe insegna: essere troppo liberali è un rischio, perché rende vulnerabili agli occhi del popolo. Questo punto è condiviso da tutte le teorie educative. Non si può dire sempre si.

Machievelli diceva: “Nelle azioni di tutti gli uomini, e specialmente dei principi, si giudica sulla base dei risultati”.
“Una buona dose di pragmatismo è utile” commenta la psicologa. “Spesso i genitori si fanno influenzare da teorie e sistemi, perdendo di vista la quotidianità. Non esistono regole assolute. Puntiamo l’attenzione su obiettivi pratici e raggiungibili. Poche regole ma concrete. Cerchiamo di essere chiari e decisi nello stabilirle e nel comunicarle ai piccoli. Non c’è niente di peggio, per un bambino, dell’incoerenza e dell’incertezza”.

Machiavelli diceva: “il fine giustifica i mezzi”.
Non si sa se l’abbia mai pronunciata, ma tutta la sua opera è permeata da questa idea di fondo: il Principe non si deve fermare di fronte a niente. “E’ il contrario”, ribatte la dottoressa Iacchia. “L’obiettivo non è mai più importante del mezzo: dobbiamo insegnare ai figli che niente vale più della lealtà e della rettitudine, valori a cui non devono mai venire meno, anche se ciò significa fare delle rinunce. Di fronte alla tentazione di prendere una scorciatoia comoda o fare uno sgambetto a qualcuno per raggiungere un risultato bisogna avere la forza di tirarsi indietro”.

Machiavelli diceva: “Quando i principi pensano più a pacificare che a combattere hanno perso i loro Stati”.
Tradotto in termini mammeschi: ogni trasgressione va severamente punita, se non si vuole rischiare una reiterazione del reato. “Bisogna bloccare l’azione sbagliata” dice l’esperta, “non occorre aspettare che la marachella si ripeta, ma intervenire in modo deciso con i mezzi e le parole giuste”. Se lo scrittore parte dall’idea che tutti gli esseri umani vadano rieducati, mamma e papà sanno che i loro figli sono creature buone, che hanno solo bisogno di aiuto per sviluppare le loro potenzialità. Le punizioni corporali sono controproducenti. Per reazione all’umiliazione ricevuta, i bimbi sono spinti verso ulteriori infrazioni.

L’eccessivo permissivismo degli adulti ha contribuito a tracciare una nuova generazione di bambini e ragazzi viziati e ricoperti di agi di ogni tipo, ma internamente fragili, perché incapaci di reggere le frustrazioni e i no. Serve un’inversione di rotta: meno accondiscendenza, più rigore e coerenza. La rilettura dell’opera di Machiavelli in questo senso può aiutare, perché riporta l’accento sull’importanza di regole e “paletti”.

Adolescenti di Oggi

Anche se sono circondati dai loro affetti più cari, gli adolescenti di oggi si sentono soli. Hanno paura di affrontare la realtà e tendono a rinchiudersi in loro stessi, in una stanza o all’interno di un gruppo, pur di non fare fronte alle inevitabili sfide che la vita presenta sul percorso di crescita.

Il senso di solitudine si è evoluto in senso negativo. Si è passati da una solitudine costruttiva a una statica e involutiva. In passato i problemi esistenziali degli adolescenti erano generati dalla mancanza di qualcosa. Oggi i ragazzi hanno tutto , ma non riescono a darsi un senso e a sentire la propria sfera emozionale.

Se gli adolescenti di un paio di generazioni fa , pur soffrendo e vivendo intensamente i conflitti, pensavano che un giorno o l’altro avrebbero realizzato i loro sogni , quelli di oggi il futuro non riescono nemmeno a immaginarlo. La disillusione deriva dalla caduta dell’autorità genitoriale, che si è trasformata in permissivismo e lassismo educativo, ma anche dalla difficoltà dei ragazzi a confrontarsi con gli altri e fare esperienze emotive costruttive.

E’ venuta a mancare la capacità da parte degli adulti di assumere un atteggiamento autorevole verso i figli, caratterizzato da empatia, ascolto attivo, definizione di regole e confini.

Grazie ad alcune tecniche particolari si è potuto osservare cosa accade al cervello dei bambini e degli adolescenti in alcune situazioni. Quelli che ricevono regole adeguate e sperimentano l’esperienza della condivisione emotiva, compreso il senso del limite posto dai genitori, hanno più attivi i lobi parietali del cervello, preposti alla produzione di sostanze come la seratonina, la dopamina e l’ossiocina che contribuiscono a una sensazione di benessere psicofisico.

Chi riceve un’educazione ultrapermissiva produce, attraverso i lobi frontali del cervello, il cortisolo, la sostanza dello stress. Occorre che le emozioni, provenienti dalla parte inferiore del cervello, si connettano con la parte superiore della razionalità e del controllo. Per farlo, bisogna che i genitori aiutino i figli a trasformare le pulsioni in emozioni costruttive e gestibili.

Il Pianto non è Debolezza

Per rabbia, dolore fisico, tristezza, gioia.. Quante lacrime vengono versate. Il pianto è un vero e proprio metodo di comunicazione non solo per “femminucce”.

Ci sono due tipi di pianto, uno di reazione a un dolore fisico e un altro, “psicologico”, dovuto a uno stato d’animo. “Il pianto in questo secondo caso è una modalità espressiva evoluta delle emozioni: sono gli uomini, infatti, versano lacrime per comunicare il proprio stato d’animo” spiega la dottoressa Paola Vinciguerra, psicologa e psicoterapeuta e presidente dell’Associazione europea disturbo da attacchi di panico. “E’ il modo che abbiamo per mettere in piazza quello che stiamo vivendo. E ci permette di creare un forte coinvolgimento con gli altri”.

Si piange anche per rabbia: “Questo succede spesso, poichè per codici sociali ed educativi abbiamo imparato a tenere sotto controllo gli scatti d’ira e le manifestazioni tipiche di questo sentimento, ma quando la rabbia è trattenuta, compressa, viviamo uno stato di stress che ci crea la necessità di trovare una soluzione alla tensione. E una di queste è proprio il pianto” chiarisce la psicologa.

“Versare lacrime diventa la risposta allo stress e al dolore del contenimento, diventa un atto liberatorio”. Il pianto liberatorio si manifesta a distanza di tempo dalla situazione che ha determinato quello stato emotivo. “Spesso infatti in quel momento non ci possiamo permettere di piangere, vuoi perchè siamo stati educati a non farlo in pubblico, oppure abbiamo bisogno di mantenere controllo e lucidità per far fronte alla situazione di pericolo che stiamo affrontando” precisa la psicoterapeuta.

Spesso piangere è considerata una debolezza, invece, è molto salutare: “E’ catartico, cioè libera dall’accumulo di stress, scioglie le tensioni e ci permette di entrare in contatto con gli altri, quindi, non può che far bene. Esattamente come la risata, il pianto è un comportamento naturale umano vitale e nel raro caso in cui una persona non riesca a versare mai una lacrima, ciò può derivare da un disagio o un trauma interiore, che richiede un approfondimento con un psicoterapeuta”.

E’ ormai dimostrato che, a seconda del pianto, cambia anche la composizione delle lacrime: quelle versate in risposta a stati emotivi, soprattutto di dolore o di liberazione, contengono, infatti, un oppioide endogeno e potente anestetico, di fatto un antidolorifico naturale che viene liberato dal cervello per restituire benessere all’organismo