Quando il Partner Somiglia ad un Genitore

Nella scelta del compagno ideale, le donne tendono a preferire partner che somiglino fisicamente al padre, mentre gli uomini compagni che ricordino la madre. Il fenomeno, noto come “imprinting sessuale”, è l’erede diretto dell’imprinting filiale, studiato da tempo in etologia, la scienza che si occupa del comportamento degli animali.

La parola inglese imprinting significa “imprimere nella mente” e si riferisce all’apprendimento delle caratteristiche dei potenziali partner.

Ci sono persone che, inconsapevolmente, scelgono il partner in base alla somiglianza fisica con uno dei propri genitori. A dimostrarlo è uno studio del 2004 condotto dal professor Tamàs Bereczkei. Il ricercatore ha contattato 26 donne cresciute in famiglie adottive e ha chiesto loro una fotografia del proprio padre adottivo da giovane, e del loro marito, ottenendo 26 coppie di foto. Se le preferenze sessuali derivano dalle esperienze infantili attraverso un processo di imprinting, hanno ragionato gli autori, allora è possibile che le donne avessero scelto partner somiglianti ai propri padri adottivi. L’ipotesi ha trovato conferma. Le 26 coppie di foto hanno rivelato una somiglianza tra i padri adottivi delle donne e i loro mariti. A dimostrazione del fatto che spesso il comportamento sessuale è determinato dall’esperienza avuta durante il periodo infantile di imprinting. Sarebbero dunque i genitori a trasmette ai figli alcuni gusti e atteggiamenti.

Perchè l’immagine dei genitori determina le preferenze sessuali? A riguardo non esiste ancora una risposta definitiva. Allo stato attuale, non è chiaro se i genitori abbiano uno status privilegiato, dovuto per esempio a predisposizioni genetiche, oppure se siano semplicemente un oggetto preferenziale di imprinting, in quanto molto presenti durante l’infanzia di una persona. L’unico dato certo è che spesso gli stimoli ricevuti in un preciso periodo della vita diventano parte dell’immagine che ciascuno di forma dei partner potenziali. Al punto che alcuni studi hanno dimostrato come l’imprinting si perda nel caso ci siano stati cattivi rapporti con il proprio padre o la propria madre.

Il Figlio Preferito Esiste

Nessun genitore lo ammetterebbe mai, ma il figlio preferito esiste. A sostenerlo un recente studio dell’università della California, secondo il quale il 65% delle mamme e il 70% dei papà ha un figlio prediletto. In Italia mancano studi sull’argomento, ma nella realtà il problema è molto sentito. Basta fare un giro su internet per rendersi conto dell’ansia che suscita nelle mamme l’idea di fare, seppur inconsapevolmente, delle preferenze.

L’associazione inglese dei terapeuti e dei consulenti familiari commenta questo fenomeno rassicurando: avere un debole per uno dei figli è normale e non bisogna vergognarsi. L’importante è cercare di equilibrare le attenzioni: un atteggiamento di parte, infatti, a lungo può nuocere a tutti. A soffrirne di più, da grande, potrebbe esserne proprio il figlio prediletto.

In tutte le relazioni affettive, preferenza vuol dire affinità, vicinanza di carattere, simpatia. Ogni persona fa le sue distinzioni: per esempio, si condividono interessi comuni e passatempi con alcuni amici, ma ci si confida con altri. Ciò fa parte della natura umana e spiega perché non siamo tutti uguali. Prediligere un figlio significa sentirsi più vicino a lui perché rispecchia alcuni tratti del proprio carattere, ha le stesse passioni, condividere la stessa visione del mondo.

Avvicinarsi a chi si sente uguale a sé è un comportamento naturale: si chiama feeling, che in inglese significa intesa, corrispondenza, armonia. Si tratta un atteggiamento che nasce dall’emotività e non dalla volontà: non si può fare nulla per modificare le proprie affinità di cuore.

Un aparabola persiana racconta di un uomo con molti figli, a cui fu chiesto chi fosse il suo prediletto. Egli rispose: “il figlio che preferisco è il più piccolo finchè non è cresciuto, è quello assente finchè non ritorna, è quello malato finchè non guarisce, è quello in prigione finchè non è liberato, è quello afflitto e infelice finchè non è consolato”. Il messaggio è chiaro: amare qualcuno significa cercare di rispondere ai suoi bisogni.

Se ogni persona ha necessità diverse, anche il modo di soddisfarle sarà ogni volta differente. Nella vita di un figlio i bisogni cambiano in relazione alla sua fase di crescita e ai problemi che via via si incontrano: il compito di un genitore è quello di andare incontro alle richieste di affetto e accudimento del bimbo nel momento in cui queste si manifestano. Per questo anche se la madre o il padre preferisce un figlio a un altro non è deto che ami quest’ultimo di meno.

Più Frutta e Verdura fin da Piccoli

I bimbi consumano troppa poca frutta e, sempre più spesso, i genitori non li invogliano ad assaggiare questi prodotti, forse per quieto vivere o forse per scarsa informazione. Un atteggiamento, però, che può mettere a rischi la loro salute anche a lungo termine perchè, secondo gli esperti, ciò che si mangia da piccoli condiziona la dieta dell’età adulta.

Come fare mangiare frutta e verdura ai bambini?
Una cosa è certa: rimproveri e imposizioni non servono, meglio, invece, partire dal buon esempio. Di solito, infatti, è il comportamento alimentare dei genitori e, in particolare della mamma, a influenzare le abitudini e la dieta dei bambini. Frutta e verdura, allora, devono essere sempre presenti nella merenda e negli spuntini. Inoltre, fin dai primi mesi di vita, è importante abituare il palato dei bambini ai diversi sapori dei vegetali di stagione per garantire loro uno sviluppo psicofisico adeguato e una corretta prevenzione della salute. Educare il gusto è un obiettivo da perseguire a ogni età.

Secondo recenti studi, anche i bambini che sembrano avere gusti difficili spesso hanno bisogno solo di un pò più di tempo. A questa conclusione sono arrivati i ricercatori del Monell chemical center di Philadelphia al termine di un’indagine condotta su 74 bambini fra i 4 e i 9 mesi di età. I piccoli degustatori, divisi in due gruppi, hanno mangiato per 8 giorni vegetali in diverse proporzioni. I bambini che avevano consumato più frutta hanno apprezzato le varietà offerte, ma non le verdure. Viceversa, il gruppo che aveva mangiato soprattutto ortaggi, ha iniziato a preferirli rispetto alla frutta e ad altri vegetali.

Quindi, come detto prima, è importantissimo educare il gusto dei bambini ai sapori dei prodotti di stagione ed è anche il modo migliore per promuovere un’alimentazione sana e sempre più responsabile e consapevole.

La nutrizione del bambino non si esaurisce nell’assunzione di un determinato quantitativo di calorie, proteine, vitamine ecc.., ma rappresenta anche un’importante occasione di crescita e di socializzazione tra bambino e adulto. Una relazione basata su una reciproca fiducia e che implica la cooperazione di almeno due persone ugualmente importanti che anche a tavola o in cucina, come in ogni momento della giornata, condividano il piacere per il cibo e per la vita.