Due Piedi in Una Scarpa

Tanto per cambiare, anche ieri ho ricevuto la proposta per un nuovo network ma a differenza delle altre volte oggi voglio condividere con voi alcuni pensieri. Il primo in assoluto è che se vuoi guadagnare soldi seri devi interpretare il Network Marketing come il matrimonio, non puoi avere 2 o 3 mogli e non puoi avere nemmeno amanti per gioco. Questa cosa del gioco poi è la nuova arma di sponsorizzazione…

E’ un gioco… e ci guadagni!!

Tornando all’interpretazione di sopra, se tua moglie si facesse un altro, così per gioco… però lei ama solo te… quello è solo un gioco… ti piacerebbe? Ma Vincenzo non puoi fare questo paragone… in questo “gioco” devi solo stare al pc 1 ora al giorno e fare… vedere… cliccare… ALT!!! Scusatemi un attimo. E tu “pretendi” che io butti 1 ora al giorno della mia vita, 7 ore la settimana, 30 ore al mese, 356 l’anno, per un gioco? Togliendole proprio a mia moglie (il Network Principale) che lava, stira, cucina e mantiene la casa degna di poterci vivere?

Ricordiamoci che nel mentre questi pseudo giochi non metteranno mai piede ufficialmente in Italia, quindi sono già nati con l’evasione nel DNA, la tua azienda di Network Marketing si fa il culo per mantenerti la casa degna di poterci vivere… lotta ogni giorno con lo stato italiano, paga le tasse, si adegua alle cavolate che s’inventa il governo, paga le tue tasse e sta facendo salti mortali per garantirti un futuro.

Scusami l’espressione, non fare minchiate, nemmeno per gioco.

Qualcuno ha il coraggio di dirmi: “ma anche questa azienda è seria, perché non dovrei seguirla? Io non vedo questo paragone con la moglie. Io sono un imprenditore (si eleggono a tale quando fino a ieri rompevano le scatole del perché si debba pagare per iniziare) e da imprenditore decido di avere 2-3 aziende, chi me lo vieta?”

Caro imprenditore dei miei stivali, hai mai visto un imprenditore serio che in pieno start up della sua azienda, ne crea un’altra? Gli imprenditori che hanno 2-3 aziende le hanno create una per volta e solo quando la precedente andava da sola, senza il loro contributo. La tua attuale struttura, se tu dovessi fermarti, quanti soldi ti porterebbe? ZERO?

Allora perché prenderti per il culo?

Non defocalizzarti, concentrati sulla tua creatura, non perdere tempo con giochi o stupidaggini varie, dedicati al tuo sogno. E se per caso sei attratto da un’altra donna, divorzia, abbi il coraggio di prendere delle decisioni, non ha senso avere 2 piedi in una scarpa. Perdi tempo sia di qua che di là. Diventa un professionista, elevati dalla massa di pseudo networker che sul proprio blog pubblicizzano 2, 3, 5 o addirittura decine di opportunità. Solo se fai la differenza attrarrai chi fa la differenza… solo se ti comporti da professionista, attrarrai professionisti!!!

Con la Crisi il Lavoro è ad Intermittenza

Il lavoro, anche per i professionisti, è come una luce che si accende e si spegne. Alimenta speranze quando c’è, scava incertezze quando non se ne trova più. Avvocati, commercialisti e promotori finanziari. Architetti, biologi e geometri. Ma anche organizzatori di eventi, docenti, educatori e redattori. Tra loro, negli ultimi cinque anni, più di sei professionisti su dieci sono stati costretti a misurarsi con l’alternanza di tempi in cui si lavora e tempi in cui di lavoro proprio non ce n’è. A dirlo è lo studio di Ires-Cigl che ha analizzato un campione di quasi quattromila profili, tra autonomi, dipendenti e praticanti, del complesso mondo delle professioni.

Molte le difficoltà con cui questo spicchio significativo di italiani si ritrova a fare i conti. La crisi certo, ma anche i mancati interventi normativi per rendere davvero più aperto e efficiente il mercato delle professioni. Ora chiedono compensi equi, tutele sociali in caso di malattia, infortunio, maternità e disoccupazione.

Negli ultimi anni solo il 38,6 per cento è riuscito a lavorare in modo continuativo. La gran parte, però, ha vissuto a singhiozzo. Con il lavoro che va e viene. Commissioni e impegni per un pò. E poi niente. Nel complesso, nell’arco di cinque anni, sono stati coinvolti dalla discontinuità del lavoro il 61,4 per cento dei professionisti. Nell’ultimo anno il fenomeno, se possibile, è stato ancora più acuto e ha interessato il 64,6 per cento dei professionisti.

La discontinuità occupazionale sembra caratterizzare, in particolare, la vita dei lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo. Tra loro hanno un lavoro intermittente l’88,3 per cento. Le cose non vanno meglio per interpreti e traduttori se si considera che quasi tre su quattro alternano lavoro e stop indesiderati. La stessa cosa capita al 76,7 per cento di docenti e educatori. Simili percentuali anche per chi lavora nell’informazione e nell’editoria.

Quanto al reddito le cose non vanno meglio. In media, nel 2009 il reddito annuale è stato inferiore a 15 mila euro per il 44,6 per cento e di questi più della metà non è arrivato a 10 mila euro. Uno su sei ha superato i 30 mila euro l’anno. “Le entrate economiche, scrivono gli autori dell’indagine, seguono un’ampia variabilità sia tra i gruppi professionali che al loro interno. In generale, i redditi più bassi si registrano nelle professioni della cultura e spettacolo (il 64,5% ha meno di 15.000 euro netti annuali), nell’informazione ed editoria (59,6%), tra gli interpreti e traduttori (50,1%), i docenti ed educatori (67,8%), i ricercatori (52,6%), i lavoratori a bassa qualifica (50%)”.