Fare le Liste, Esercizio Mentale o Mania?

Per alcune persone fare le liste è una vera e propria necessità. Liste di ogni tipo, che vanno dall’elenco delle cose da comprare a quello delle cose da fare o da ricordare. Liste dei libri che si vorrano leggere, dei film da vedere, dei vini pregiati che si hanno in cantina ecc…

L’abitudine di annotare tutto, circondandosi di elenchi, aiuta ad organizzarsi e, quindi, ad affrontare meglio le più svariate circostanze nella propria professione come nella gestione della casa, migliorando la qualità della vita. A patto, ovviamente, che non si trasformi in un’ossessione.

La lista più comune in assoluto, quella che tutti o quasi tutti prima o poi compilano è quella della spesa. Si sa, infatti, che senza il prezioso fogliettino dove si annotano le cose da comprare, una volta entrati in un supermercato ci si può sentire smarriti e dimenticare tutto quello che si doveva acquistare. Molte persone sono solite compilare liste delle uscite economiche mensili, dei libri o dei dvd che si possiede, delle date di compleanno di parenti e amici.

Ci sono poi le liste degli impegni che devono essere assolti e che si depennano una volta sbrigati. Al riguardo, ci sono persone che amano compilare elenchi delle cose da fare non perchè si dimentichino dei loro impegni, ma per la gratificazione ricavata dal semplice gesto di sbarrare via via con la penna la singola voce.

Gli elenchi aiutano a organizzare le idee e a ricordare quanto potrebbe essere dimenticato con facilità. Regalano anche la sensazione di avere tutto sotto controllo, per molti impagabile in quanto utile per diminuire lo stress quotidiano di un’esistenza fitta d’impegni. Bisogna però evitare che si trasformino essi stessi in una fonte d’ansia, come accade per esempio quando se ne diventa schiavi al punto da non poter fare più nulla senza prim averlo messo per iscritto.

Se non dicenta un’ossessione, fare liste ed elenchi è sicuramente una buona abitudine perchè:
– sono una sorta di “filo di Arianna” che aiuta a districarsi in qualsiasi circostanza;
– servono a chiarirsi le idee ed a organizzarsi meglio;
– sono un ottimo supporto per ricordare le cose;
– sono una fonte di gratificazione anche visiva, sopratutto per chi ha una bella scrittura;
– consentono di dare sfogo alla propria creatività, quando si decide di compilarne di singolari e bizzarre.

Da cosa è Determinato il Benessere Psicologico?

Il benessere psicologico? È frutto dei geni ma anche degli stili di vita che caratterizzano ogni singolo individuo. È la conclusione alla quale è giunto uno studio pubblicato su Psychological Medicine, condotto dal Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute (CNESPS) dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicata su Psychological Medicine.

L’obiettivo era quello di capire quali fattori (ed in quali misure) influenzassero la salute mentale: gli stili di vita, l’ambiente circostante o la predisposizione genetica? Il tutto per comprendere se è effettivamente possibile prevenire malesseri psicologici e dunque malattie come la depressione. Il lavoro scientifico ha quindi analizzato 742 coppie di gemelli tra i 23 ed i 24 anni (selezionati dal Registro Italiano Gemelli presso lo stesso ISS), prendendo in considerazione alcuni aspetti segnalati da un particolare modello psicologico- scientifico, quello recente di C. Ryff che individua 6 “dimensioni psicologiche”:

1)L’autonomia (capacità di resistere alle pressioni sociali che portano ad agire in determinati modi);
2) Le relazioni positive con gli altri (la capacità di avere relazioni interpersonali soddisfacenti e caratterizzate da reciproca fiducia);
3) La crescita personale (sentire realizzate e realizzabili le proprie potenzialità);
4) L’accettazione di sé (delle proprie qualità sia positive che negative, oltre che della propria vita passata, che si ritiene positiva);
5) Lo scopo nella vita (avere la sensazione che la propria vita presente e passata abbia un significato);
6) La padronanza ambientale (possedere un senso di padronanza e capacità nell’utilizzare efficacemente le opportunità offerte dall’ambiente).

I risultati di questo studio ci fanno ben sperare come spiegano Antonella Gigantesco e Corrado Fagnani, coautori della pubblicazione: “Ne è emerso che il benessere psicologico è influenzato sia da fattori ambientali non condivisi in ambito familiare che da fattori genetici. In particolare, questi ultimi influenzano abbondantemente le relazioni positive con gli altri e la padronanza ambientale, mentre i fattori ambientali giocano un ruolo preminente per ciò che riguarda l’autonomia e la crescita personale. I risultati hanno anche dimostrato come i fattori ambientali che hanno un’influenza sull’autonomia non sono gli stessi che agiscono sullo scopo nella vita, la crescita personale e l’accettazione di sé”.

Prevenire il disagio mentale e promuovere il benessere psicologico dunque è possibile?
“Possibile e fortemente auspicabile, soprattutto in alcune particolari categorie come gli adolescenti o le puerpere, ma anche negli ambienti di lavoro: sappiamo infatti che l’assenza di benessere psicologico rende gli individui più vulnerabili allo stress e alle malattie, mentre la sua presenza aumenta le difese immunitarie individuali e favorisce le possibilità di recupero”.

Dipendenza da Aggiornamento Tecnologico

Le ultime ricerche in tema di psicologia hanno messo in evidenza che è in aumento la dipendenza da aggiornamento tecnologico. Si tratta di un comportamento che caratterizza alcuni individui, i quali non possono fare a meno di restare al passo con i tempi, acquistando gli ultimi ritrovati tecnologici. A volte questo atteggiamento raggiunge livelli eccessivi.

I prodotti della tecnologia possono creare delle forme di dipendenza che vanno a mettere a rischio il benessere psicologico. Ad esempio in tema di salute mentale è stato dimostrato che la dipendenza dai videogiochi può causare ansia e depressione. Quella dell’aggiornamento tecnologico è una forma di dipendenza molto più attuale, che interessa soprattutto gli uomini dai 35 ai 55 anni di età.

E non si tratta di una dipendenza che si instaura per ragioni lavorative. È come se essi concepissero la tecnologia come un’estensione della loro mente e del loro sé.

Gli strumenti tecnologici diventano parte fondamentale della loro personalità, perché è come se i prodotti tecnologici riuscissero a configurare meglio un’identità traballante. Il continuo desiderio di possedere i prodotti tecnologici non è legato al bisogno di usarli.

Questo problema richiede un approccio terapeutico diverso da quello messo in atto per curare la dipendenza da Facebook, anche se la dipendenza da aggiornamento tecnologico coinvolge molto spesso anche alcuni soggetti che non riescono a far a meno di internet.

La tecnologia è veramente una risorsa importante, ma bisogna stare attenti a non cadere nella trappola della schiavitù in rapporto a un’identità tecnologica, a cui non si riesce a rinunciare, per non incorrere nella formazione di un vero e proprio disagio.