I Cambiamenti della Pensione

Il cantiere delle pensioni è rimasto aperto per quasi un ventennio, dall’inizio degli anni Novanta con la prima riforma Amato al 2010 con la legge 122 che ha introdotto, fra l’altro, la cosiddetta finestra mobile. Un susseguirsi di norme dove è difficile orientarsi anche per gli esperti, figuriamoci per le persone normali. Tanto più che alla pensione uno di solito non ci pensa se non quando è ormai anziano. E invece bisognerebbe pensarci prima, perché una cosa è sicura: tutte le riforme che ci sono state hanno come conseguenza la riduzione dell’importo medio delle pensioni rispetto alla retribuzione. Un taglio che può essere particolarmente pesante per i giovani che hanno spesso carriere di lavoro povere, fatte di un periodo iniziale di precariato e poi di retribuzioni che faticano a crescere. È bene quindi sapere a cosa si va incontro.

Lo scenario è completamente cambiato rispetto a prima degli anni Novanta, quando gli uomini andavano in pensione a 60 anni e le donne a 55, c’era la possibilità della pensione di anzianità con 19 anni e mezzo di lavoro nel pubblico impiego (addirittura 14 e mezzo se lavoratrici madri) e col sistema retributivo si maturavano assegni pari all’80% dell’ultimo stipendio. Erano le condizioni più favorevoli tra i Paesi industrializzati, ma insostenibili per l’equilibrio finanziario del sistema sul medio lungo periodo. Adesso le prospettive sono migliorate, ma le proiezioni dicono che il grado di copertura medio delle pensioni scenderà drammaticamente intorno al 50-60% della retribuzione e per i lavoratori autonomi e per i giovani che dovessero restare intrappolati in lavori atipici anche meno, molto meno. Necessario quindi valutare anche l’opportunità della pensione integrativa.

I nuovi fondi pensione sono stati introdotti fin dal 1992, ma stentano a decollare, nonostante i ripetuti tentativi della legge di favorire il dirottamento di tutto il Tfr (Trattamento di fine rapporto), cioè l’accantonamento annuale prima destinato alla liquidazione, ai fondi stessi. Ancora oggi solo 5,3 milioni di lavoratori sono iscritti a un fondo su 23 milioni di possibili aderenti. I giovani che si fanno una pensione di scorta sono una minoranza. Come sottolineano gli esperti, il lavoro precario ostacola l’adesione ai fondi, così come la norma che non prevede la possibilità di tornare indietro (al Tfr, che comunque dà un rendimento basso ma sicuro) una volta scelto il fondo. Ma molto dipende anche dalla scarsa consapevolezza della situazione.

Nel 2011 scattano molte novità. L’età pensionabile, per esempio. Da quest’anno sale la cosiddetta quota necessaria per lasciare il lavoro. La quota è la somma di anni d’età e di contributi. Dal 2011 passa da 95 a 96 per i lavoratori dipendenti e da 96 a 97 per gli autonomi, con un’età minima rispettivamente di 60 e 61 anni. Significa che un dipendente può andare in pensione a 60 anni con 36 anni di contributi oppure a 61 con 35 di contributi. Un autonomo, invece, a 61+36 oppure a 62+37. Di fatto, però, maturati i requisiti, per effetto della finestra mobile, bisognerà aspettare 12 mesi prima di poter accedere alla pensione, 18 per gli autonomi.

Dal 2010, poi, è partita la revisione dei coefficienti per il calcolo della pensione contributiva, e le aliquote verranno riviste ogni tre anni per tenere conto degli andamenti demografici. Una riforma passata in sordina ma con importanti ripercussioni sull’importo degli assegni: più si allungherà la speranza di vita più si ridurrà la pensione, perché dovrà essere pagata per più tempo. E alla speranza di vita verrà legata anche l’età di pensionamento che, dal 2015 verrà revisionata ogni tre anni, per allungarla in rapporto alla maggior durata della vita media. In sede di prima attuazione, l’incremento non supererà comunque i 3 mesi. Tra 8 anni, secondo le prime elaborazioni, l’età pensionabile dovrebbe salire già a 65 anni e 8 mesi per gli uomini e a 60,8 per le donne mentre nel 2040 si potrebbe arrivare a 70,3 anni per gli uomini e a 65,3 per le donne. Ma per le sole dipendenti pubbliche l’età pensionabile, come ha imposto l’Unione europea, salirà a 65 anni già dal 2012.


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